Se questo messaggio non è visualizzato correttamente clicca qui |
N. 4.445 - ore 17:00 - Domenica 5 Aprile 2026 - Speciale Vinitaly - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
|
|
| | | Il vino italiano ha superato lo scandalo del metanolo del 1986, diverse crisi economiche mondiali, e tanti altri cambiamenti. E oggi è amato nel mondo, per qualità riconosciuta, varietà, accessibilità e non solo. Anche per questo, pur in una fase difficile come questa, ci sono motivi per guardare al futuro con ottimismo: messaggio (in approfondimento) arrivato, nel lancio di Vinitaly 2026, da “pionieri” come Piero Antinori, presidente Marchesi Antinori, Marco Caprai, artefice della rinascita del Sagrantino di Montefalco, Paolo Damilano, storico produttore di Barolo, Gaetano Marzotto, presidente Herita Marzotto Wine Estates, e Josè Rallo, alla guida di Donnafugata.
| |
|
| | Se al centro della fiera c’è il business, il vino è comunque questione di sensi e racconti, che si ritroveranno nel calice degli oltre 80 eventi e degustazioni “istituzionali” in calendario a Vinitaly 2026 a Verona (Veronafiere, 12-15 aprile), in un viaggio che attraversa territori, vitigni e denominazioni e grandi annate per un racconto corale del vino tra identità produttive e stili contemporanei, a cui si aggiungono le centinaia di tasting realizzati direttamente dalle aziende e dai consorzi. A partire dai “Grand Tasting”, le “super degustazioni” firmate Vinitaly. Come “The Reason Whyte”, con i bianchi italiani, guidata dal Master of Wine Gabriele Gorelli (13 aprile). “Dal Pinot Nero alla Monica, dal Bellone al Cabernet Sauvignon, dal Barolo all’Amarone, passando per la Germania e la Cina” è il tema del master tasting guidato da Ian D’Agata e Andrea Gualdoni (14 aprile), mentre “Eccellenze d’Italia: Viaggio nelle Grandi Annate delle Cantine Storiche” by Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, e Luciano Ferraro, vicedirettore “Corriere della Sera”, chiuderà il ciclo delle top experience nei calici (14 aprile). Ma si va dalle degustazioni firmate dal Gambero Rosso, con il walk around tasting dei suoi Tre Bicchieri della guida “Vini d’Italia” 2026, a quelle guidate da Daniele Cernilli, con la “The DoctorWine Selection”, passando per “Cantine top e i vini dell’enoturismo” sempre con Luciano Ferraro, autore con il celebre critico James Suckling de “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”. E, ancora, il ciclo di “MicroMega Wines” del wine critic Ian D’Agata, dedicato a vitigni e territori meno conosciuti dell’Italia del vino, o “Young To Young”, del duo Massobrio-Gatti, per valorizzare i giovani produttori vinicoli e i content creator. O ancora i tasting del Seminario Veronelli con “Camminare la terra con Luigi Veronelli: vigne iconiche e vini straordinari”, o di Masi Agricola con il suo Seminario n. 36 dedicato a “Vaio Armaron Serego Alighieri”, e tanti altri “viaggi nel calice” con personalità come il professor Attilio Scienza e i Master of Wine italiani e stranieri, e ancora i focus sui territori, con appuntamenti firmati, tra gli altri, dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini-Imt, dal Consorzio del Brunello di Montalcino e non solo.
| |
|
| | Il brindisi ufficiale per il via sarà il 10 aprile, con il Pinot Grigio delle Venezie “Official Wine” dell’edizione 2026. E, poi, oltre 70 eventi, degustazioni, masterclass, visite guidate, appuntamenti letterari, talk e musica (tra cui lo spettacolo immersivo “Dentro c’è l’Italia” by Veronafiere e Ministero dell'Agricoltura, con Ice Agenzia e la firma artistica e la regia di Giuliano Peparini, l’11 aprile, in Piazza Bra), tra le meraviglie della città di Verona e della Valpolicella: è “Vinitaly and the City”, il “fuorisalone pop” di Vinitaly, presentato nei giorni scorsi, tra gli altri, dal presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, e dalla event manager di “Vinitaly and the City”, Martina Valea. Tra le curiosità, la presenza di regioni come Calabria (anche con il dj set di Ema Stokholma, con RadioRai), Sardegna, Abruzzo e Campania, e non solo (gli eventi clou in approfondimento).
| |
|
| | | Con 670.000 ettari di vigneto, 530.000 imprese, una produzione 2025 stimata a 44,4 milioni di ettolitri e un fatturato al netto dell’indotto di 14 miliardi di euro, il vino italiano si conferma uno dei comparti più performanti del made in Italy, con una bilancia commerciale attiva per 7,2 miliardi di euro l’anno. Secondo i numeri di sintesi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly per Vinitaly 2026, il settore conta, inoltre, 870.000 occupati e un valore del proprio vigneto pari a 56,5 miliardi di euro, con un impatto diretto e indiretto pari ad oltre 45 miliardi di euro e un’incidenza dell’1,1% sul Pil tricolore. Nel 2025 le sole vendite a scaffale in Gdo e del retail italiano hanno generato 3 miliardi di euro, un valore invariato sul 2024 grazie alla crescita del segmento spumanti (+2,6% il tendenziale, a 726 milioni di euro) che ha compensato il gap dei rossi (-2,2%, a 1,17 miliardi di euro) e la stasi dei bianchi (-0,3%, a 982 milioni di euro). In contrazione, nel 2025 e per il quarto anno consecutivo, le vendite complessive a volume (-2,9%). Lato esportazioni, si ferma a 7,78 miliardi di euro il valore delle vendite italiane di vino all’estero nel 2025, per una contrazione a valore in termini tendenziali sul pari periodo dello scorso anno (da record, ndr) del -3,7% (-1,9% il saldo a volume). | |
|
| | | Il successo di un vino è legato anche alla sua capacità di farsi scegliere tra le tantissime possibilità che affollano gli scaffali di tutto il mondo. Partendo da etichette e bottiglie che, con il loro aspetto ed il loro concept, attirino l’attenzione dei consumatori. Al centro di “Vinitaly Design Award” 2026, edizione n. 30 del premio di Veronafiere che valorizza il packaging come strumento strategico, con un presidente di eccezione, il grande artista Michelangelo Pistoletto, alla guida di una giuria di esperti e giornalisti (tra cui il direttore WineNews, Alessandro Regoli).
| |
|
| | Questa è la terra che più di ogni altra ha legato la sua anima alla tavola, come ha raccontato per primo Mario Soldati, viaggiando in Emilia Romagna con il fil rouge del vino come compagno fedele della cucina italiana, oggi Patrimonio Unesco, e facendo dell’enogastronomia un “medium” per scoprire la bellezza del territorio. E la sua ricchezza, visto che l’Emilia Romagna è la “Food Valley” d’Italia, con 45 prodotti e 30 vini Dop-Igp e una Dop Economy da 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni di vino, e 37 miliardi generati dall’ agroalimentare, con 10 miliardi di export. E i cui ambasciatori sono chef come Massimo Bottura e Carlo Cracco (vigneron con VistaMare in Romagna) che si passeranno il testimone a Vinitaly 2026 dove ad accompagnare i vini ci saranno il ristorante “Cracco a Vinitaly” e la “Piadineria VistaMare”. | |
|
| | | A recitarle, per WineNews, con l’Intelligenza Artificiale, ancora una volta, alcuni tra i nomi più illustri tra filosofia, letteratura e cultura. Da Simonide di Ceo a Pindaro, da Cicerone a Luigi Pulci, da Gabriello Chiabrera a William Shakespeare, da Johann Wolfgang von Goethe a Giacomo Leopardi, da Charles Baudelaire a Re Edoardo VII d’Inghilterra e da Robert Louis Balfour Stevenson a James Joyce: solo una piccola parte di un’infinita collezione di parole di grande bellezza, profondità e significato che il vino, nei millenni, ha ispirato, ma quantomai attuali. | |
|
|
|