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N. 4.544 - ore 17:00 - Giovedì 20 Agosto 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | L’innovazione nel vino non segue più un percorso unico. Lo evidenzia uno studio dell’Università di St Andrews pubblicato sul Journal of Wine Economics, basato su 9.439 brevetti depositati tra il 1970 e il 2023 in 53 Paesi utilizzando Ia e analisi del linguaggio. La ricerca (in approfondimento) mostra una crescente convergenza tecnologica in Europa, favorita da norme condivise e integrazione del mercato. Nei Paesi del Nuovo Mondo prevale invece la diversificazione, soprattutto nell’ingegneria, nel digitale e nei sistemi avanzati per la produzione e il controllo del vino. Una distinzione che potrebbe ridisegnare la competitivà del settore nei prossimi anni. | |
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| | Che il vino non sia solo una bevanda o un bene di consumo, ma qualcosa di molto importante dal punto di vista culturale, è una verità, come più volte raccontato su WineNews da molte voci autorevoli. Ma la cultura spicca anche in un altro aspetto, quello del livello di competenza sul vino da parte delle persone: dallo studio “Bright People Know More About Wine” by Maximilian Krolo e Timothy C. Bates, pubblicato su “Intelligence & Cognitive Abilities”, emerge che persone con un QI (quoziente intellettivo) più elevato tendono a saperne di più sul vino. “Sono emersi due risultati principali - si legge nello studio - in primo luogo, l’intelligenza si è rivelata un predittore significativo della conoscenza del vino, anche dopo aver tenuto conto dell’esposizione professionale nel settore vinicolo e del consumo di vino. In secondo luogo, l’intelligenza ha interagito positivamente con l’esposizione professionale, in modo tale che gli individui con un QI più elevato e una maggiore esposizione professionale hanno mostrato punteggi sproporzionatamente alti nella conoscenza del vino”. Risultati che “forniscono un supporto empirico all’ipotesi di Jensen (1998) secondo cui il fattore g (l’intelligenza generale, ndr) opera come motore primario per l’accumulo di conoscenza”. 525 i partecipanti (458 non hanno mai lavorato nel settore vinicolo), la conoscenza del vino è stata valutata utilizzando 68 domande a risposta multipla, tratte da materiali didattici pubblicamente disponibili e progettati per preparare i candidati all’esame Wset di livello 2. Le capacità cognitive sono state valutate utilizzando tre sottoscale dell’International Cognitive Ability Resource (Icar), l’esperienza professionale è stata misurata con una scala di autovalutazione relativa al background nel settore vitivinicolo mentre il comportamento relativo al consumo di vino è stato valutato chiedendo ai partecipanti di identificare la loro principale preferenza di consumo. “I risultati - afferma lo studio - offrono prove convincenti del fatto che l’intelligenza generale predice l’acquisizione di conoscenze specializzate e non influenzate da incentivi esterni. Dimostrando che il QI è associato alla conoscenza del vino anche dopo aver tenuto conto dell’esposizione professionale”. E che il vino, a quanto pare, è una bevanda da persone intelligenti. | |
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| | Il caffè al bar pesa sempre di più sul portafoglio degli italiani. Secondo un’analisi di Crc e Assoutenti, nel 2026 il prezzo medio di un espresso ha raggiunto 1,29 euro, con un aumento del +24,2% rispetto al 2021. Bolzano guida la classifica delle città più care con una tazzina a 1,51 euro, seguita da Pescara (1,49 euro), mentre Messina resta la più economica con 1,06 euro. Proprio Pescara registra il rincaro più forte degli ultimi cinque anni (+49%), davanti a Parma (+41%) e Bari (+39,5%). Gli esperti sottolineano che gli aumenti non dipendono oggi dal costo del caffè sui mercati, in calo rispetto al 2025, ma soprattutto dai maggiori costi energetici e di gestione sostenuti dagli esercenti. Intanto cresce il consumo di caffè in chicchi (+33%), segnale di abitudini che stanno cambiando. | |
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| | | Sessant’anni dalla nascita della denominazione, ma una storia millenaria che affonda le radici della propria vite nel tufo, fin dal periodo etrusco, greco e romano, ed una tradizione che ha continuato a trasmettersi nei secoli, passando attraverso le vicissitudini della famiglia Aldobrandeschi e, poi, degli Orsini. Un territorio passato attraverso due guerre mondiali e che nel Novecento si è affermato a livello nazionale grazie al contributo decisivo della Cantina Sociale di Pitigliano che ha uniformato tecniche e produttori stessi, migliorando qualità e standard dei vini. Fino al riconoscimento ufficiale della Doc il 28 marzo 1966. La Doc Bianco di Pitigliano (15.000 ettolitri prodotti all’anno, grazie anche al contributo della stessa Cantina Sociale di Pitigliano, soggetto chiave nel sistema Doc), ha recentemente festeggiato il suo compleanno n. 60 con un convegno che ha rappresentato un momento di confronto (in approfondimento) sulle radici, l’identità e le prospettive di una delle denominazioni storiche della Toscana e la sesta, in ordine cronologico, ad essere riconosciuta in Italia. E che vuole aprire una nuova fase fondata su qualità e valorizzazione dell’identità locale. Da qui il consiglio del “decano” professor Mario Fregoni: “la Roccia Tufacea diventi l’elemento caratteristico”. | |
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| | | Cosa c’entra un calice di rosé accanto ad un cartone di nuggets di pollo? A Londra KFC, tra i brand più noti del fast food, e il marchio di vino francese La Vieille Ferme (by Famille Perrin), aprono il wine bar pop up “Coq au Vin”, dal 28 al 31 agosto. Non solo un evento gastronomico, ma un’operazione di marketing costruita attorno a un gioco di parole diventato virale. La collab tra cibo popolare e mondo enologico potrebbe forse rappresentare un’ispirazione per rilanciare i consumi di vino tra i giovani, in un momento congiunturale complicato. | |
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| | Per i 40 anni del Musée d’Orsay, gli spazi dedicati agli Impressionisti hanno ospitato un’esperienza inedita che ha unito arte e mixology. Tra capolavori di Monet, Renoir, Degas, Morisot e Van Gogh, gli ospiti hanno seguito un percorso accompagnato da storici dell’arte e guide specializzate. A rendere unica la serata, nei giorni scorsi, una selezione di cocktail e un mocktail firmati dalla storica casa francese di Cognac, Maison Hennessy, e ideati dall’agenzia di beverage design The Syndicat Agency in abbinamento alle creazioni gastronomiche di Maison Alain Ducasse. I drink hanno reinterpretato in chiave liquida opere simbolo come la “Notte stellata” di Van Gogh, i “Papaveri” di Monet e “La caccia alle farfalle” di Berthe Morisot, trasformando la degustazione in un vero viaggio attraverso l’Impressionismo. | |
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| | | Cos’hanno in comune l’ex Juventus Amauri o Marek Jankulovsky, campione d’Europa e del mondo con il Milan, l’ex Fiorentina Sebastian Frey o il collega portiere Julio Cesar, protagonista dell’Inter del Triplete, e non solo ? Oltre ad essere tutti campioni di calcio, sono anche co-produttori di vino con “The Wine of The Champions”, progetto imprenditoriale di Fabio Cordella, che sta per diventare anche una serie Tv. Come ci hanno raccontato lo stesso Cordella e alcuni calciatori coinvolti. | |
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