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N. 4.532 - ore 17:00 - Martedì 4 Agosto 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Agosto, tempo di vacanze e di spostamenti, anche se non per tutti. Secondo il centro studi Confcooperative ammonta a 18,5 miliardi di euro la spesa complessiva per le vacanze agostane, con 17 milioni di italiani in movimento: 10,6 milioni di adulti e 6,4 milioni tra adolescenti e bambini. Ristorazione e servizi di ricettività fanno “la parte del leone” con 10 miliardi di euro. Per i turisti che scelgono l’Italia, le destinazioni preferite sono il mare per il 62% e la montagna per il 28% (+6%). Ma, tra i trend più in voga, c’è anche la vacanza in campagna con un agosto che, secondo Agriturist-Confagricoltura, si annuncia tra i migliori degli ultimi anni. | |
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| | Lo zucchero è il “nuovo tabacco”. La pasta va “gestita”, come si gestisce una sostanza pericolosa. Il vino, persino un bicchiere, non avrebbe più alcuna soglia di sicurezza. Negli ultimi anni molti alimenti sono saliti sul banco degli imputati, processati in nome della salute, e spesso condannati senza appello. È uno storytelling che si è fatto largo con la forza di un dogma, e forse è arrivato il momento di una contro-narrazione. Nessuno naturalmente nega l’importanza della prevenzione, della ricerca, dell’educazione alimentare: è sacrosanto che la scienza continui ad indagare, informare e correggere. Il problema è quando quest’attenzione si trasforma in un impulso moralizzatore che tratta ogni alimento tradizionale come una minaccia e ogni piacere come una colpa da espiare. È il passaggio dalla prevenzione alla demonizzazione. Ma la salute e il benessere, sia mentale che fisico, passano anche per il piacere e la convivialità, oltre che attraverso moderazione e buon senso. C’è, secondo WineNews, un errore di prospettiva alla base di molte di queste campagne: pensare al cibo come una somma di nutrienti, di calorie, di molecole da bilanciare. Ma la tavola non è mai stata un laboratorio: è un luogo sociale, affettivo, culturale. È il posto dove si tramandano ricette, si stringono legami, si celebrano ricorrenze, si costruisce identità. Ridurre un piatto di pasta cacio e pepe, un bicchiere di Sangiovese o di Nebbiolo, il vassoio di pasticcini della domenica alla sola dimensione nutrizionale significa perdere quasi tutto ciò che li rende, per l’appunto, cibo e non semplice carburante. Il vino è forse l’esempio più emblematico. Da qualche anno circola l’idea che non esista alcuna soglia di consumo sicuro. Un’affermazione che appiattisce decenni di studi epidemiologici e ignora la distinzione fondamentale tra rischio individuale e imperativo categorico. Ma il vino, in Italia, non è mai stato soltanto una bevanda alcolica: è paesaggio, è economia di interi territori, è cultura enologica, è il bicchiere che accompagna una cena in famiglia o con gli amici. Trattarlo alla stregua di un prodotto pericoloso, senza distinzioni, senza contesto, senza i concetti di “moderazione” e “buon senso” significa fare cattiva comunicazione scientifica, oltre che un torto ad una tradizione millenaria profondamente radicata. | |
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| | C’è un legame storico tra il vino e la letteratura che prosegue in Sicilia, terra di grandi vini e di grandi scrittori, con il “Premio Letterario Mandrarossa - La Sicilia che non ti aspetti”, progetto culturale promosso da Mandrarossa, top brand di Cantine Settesoli, una delle realtà enoiche più importanti dell’isola, e una delle cooperative più grandi d’Italia. L’edizione n. 2 è stata vinta (Premio Narrativo Mandrarossa) dalla scrittrice Valeria Parrella con l’opera “La Ragazzina”, edita da Feltrinelli, premiata al Tempio di Hera, nel Parco Archeologico di Selinunte, sfondo di uno spettacolo di Concita De Gregorio, presidente della giuria. “Un appuntamento - per Giuseppe Bursi, presidente Cantine Settesoli - che si conferma un presidio culturale fondamentale per il nostro territorio e per l’intero panorama letterario nazionale”. | |
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| | | Se c’è un elemento controproducente per il vino è l’autoreferenzialità, perché, in un mondo globalizzato e sempre più complesso, bisogna alzare lo sguardo dal proprio orticello. La Franciacorta, tra i territori più in ascesa nel mondo e tra le mete enoturistiche preferite in Italia, ha trovato il modo di farlo, grazie ad un vino, o meglio una bollicina, o meglio ancora un Metodo Classico, posizionato nell’alto di gamma, amato dai wine lovers e premiato dalla critica, che è un vero “outsider” e, pur essendo una denominazione giovane e piccola - 19 comuni e oltre 3.300 ettari vitati - ma dinamica, in pochi anni, è diventato un riferimento qualitativo della spumantistica (20 milioni di bottiglie, oltre il 17% all’export, a +130% negli ultimi 15 anni). E lo fa ha fatto, da un lato, con una visione unitaria e comunitaria, ed un marketing ed una comunicazione che coinvolgono tutto il territorio (pronto ad aprire le porte con il “Festival Franciacorta in Cantina”, 18-20 settembre); dall’altro, legando il suo brand a marchi altrettanto prestigiosi, dalla Camera Nazionale della Moda Italiana alla Guida Michelin, ed agli Emmy Awards, gli “Oscar della Tv” a Los Angeles. Con i quali, il Consorzio guidato da Emanuele Rabotti, dopo aver dato il via alla vendemmia, oggi, ha annunciato di aver rinnovato la partnership per il sesto anno consecutivo. | |
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| | | Momento fondamentale per la vita di un’azienda vitivinicola, la vendemmia, negli anni, è diventata anche un motore importante per il turismo, con migliaia di appassionati che vogliono assistere, o anche prendere parte, ad una delle pratiche agricole più antiche e “mediatiche” in assoluto. E su questo fronte, lavora in modo organizzato e territoriale il Friuli-Venezia Giulia con PromoturismoFvg e la “Vendemmia turistico-didattica” in diverse cantine della regione (lungo la Strada del Vino e dei Sapori del Friuli-Venezia Giulia), dal Collio ai Colli Orientali, e non solo. | |
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| | Produzione lattiero-casearia a rischio, forte stress sugli animali, scarsità dei foraggi. Tra i problemi che sta causando il grande caldo nell’estate 2026 c’è anche quello che ricade sugli allevamenti, comparto cardine dell’agroalimentare italiano, tanto che si parla di una conseguente riduzione della produzione di latte del 10%. A lanciare l’allarme è Confcooperative, con il presidente del settore latte, Alessandro Mocellin, che afferma come “non ricordiamo un periodo con così tanti giorni consecutivi di temperature tanto elevate. Gli animali non riescono più a recuperare durante la notte e restano in una condizione di stress continuo”. A questo scenario si aggiungono, inoltre, l’impatto dei costi di produzione in crescita, ed una domanda che non basta. Ma fanno eccezione, le grandi Dop, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano ed Asiago. | |
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| | | A dirlo, a WineNews, è Viviana Corich, docente dell’Università di Padova, analizzando il ruolo dei lieviti nei processi di dealcolazione del vino, tra riduzione del grado alcolico e capacità di preservarne aromi, gusto e caratteristiche. I più usati sono i “non saccharomyces” ed il “saccharomyces cerevisiae”, ma si impiegano anche altri ceppi e specie del genere saccharomyces. “I lieviti, da soli, non tagliano drasticamente l’alcol, possono andare dal -1% fino al -3%, ma possono lavorare in sinergia con tecniche e metodologie fisiche o chimiche ed il loro utilizzo concertato può migliorare il vino”. | |
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