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N. 4.526 - ore 17:00 - Lunedì 27 Luglio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Mentre i produttori di vino europei si avvicinano alla vendemmia 2026, in Australia è già tempo di bilanci. Il National Vintage Report 2026 by Wine Australia, stima una vendemmia 2026 pari a 1,27 milioni di tonnellate. Si tratta di un quantitativo inferiore del 19% rispetto alla vendemmia 2025 e del 25% al di sotto della media decennale (2016-2025). Le varietà a bacca rossa hanno rappresentato l’80% di tale calo sul 2025, il volume di uva bianca, invece, ha registrato un calo più contenuto (-9%), superando le varietà rosse e, quindi, raggiungendo il 53% dei volumi della vendemmia 2026. Il valore della vendemmia 2026 è stimato in 837 milioni di dollari australiani. | |
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| | A piccoli passi, dalla Sicilia (da Cantine Settesoli a Cantine Ermes) all’Oltrepò Pavese (Conte Vistarino) - da dove sono arrivate comunicazioni ufficiali in materia di aziende o organizzazioni di categoria (Coldiretti) - la vendemmia 2026 è già iniziata o sta per farlo. Ed in molti territori italiani sembra essere una delle più precoci di sempre. Ma per sapere come andrà, bisognerà aspettare la fine. Sia in maniera “concreta”, come sempre, che mediatica. Perchè, da quanto apprende WineNews, in questo 2026 di grande incertezza, non ci saranno le stime di vendemmia più o meno “precoci” delle diverse rappresentanze di filiera, non ci saranno quantitativi produttivi stimati o ipotizzati. Che, peraltro, abbiamo sempre riportato negli ultimi anni, per dovere di cronaca, ma sottolineando come queste fossero a rischio costante di essere smentite o ampiamente riviste, per un capriccio del meteo, per qualche disomogeneità nei metodi di raccolta e analisi dei dati nei diversi territori, e non solo. Così, un po’ come già successo in Francia, dove le organizzazioni di categoria hanno richiesto ufficialmente al Governo di non divulgare previsioni già ad agosto, come WineNews ha riportato, in Italia l’orientamento che sta prendendo piede, dicono i rumors, sarebbe quello di non produrre stime neanche tra inizio e metà settembre, come avvenuto negli ultimi anni, ma di aspettare più avanti, con gran parte delle uve in cantina, se non, addirittura, soltanto a consuntivo. Questo per evitare, come spesso successo, di divulgare stime che a causa degli andamenti climatici, ma non solo, si sono rivelate molto diverse dal risultato finale effettivo. Inoltre, c’è un sentiment diffuso sul fatto che divulgare numeri inesatti che possono dare adito a speculazioni su prezzi di uve e vini sfusi in una fase in cui le cantine faticano e le tensioni sui valori già sono elevate, potrebbe aggiungere (inutilmente e dannosamente) ulteriori complicazioni ad un tessuto imprenditoriale, quello del vino, fatto di migliaia di viticoltori ed aziende che si trovano ad affrontare una congiuntura complicatissima e in gran parte dovuta a fattori “esterni”, tra crisi geopolitiche che pesano su costi di produzione e consumi, cambiamento delle abitudini dei consumatori, campagne salutiste, cambiamenti climatici e non solo. | |
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| | Eletto Primo Ministro nel Regno Unito da pochi giorni, una delle prime decisioni prese da Andy Burnham è stata il taglio delle tasse per pub, club e locali con musica dal vivo, tutte realtà che fanno parte della storia e della socialità del Regno Unito, ma che, allo stesso tempo, vivono un momento difficile, tra chiusure e problemi: basti guardare al gran numero di pub che hanno dovuto abbassare definitivamente la saracinesca. Il Governo inglese parla di una riduzione del 20% sulle imposte locali, con un risparmio stimato di 1.100 sterline per ogni locale: la misura partirà da aprile del prossimo anno: “le nuove riduzioni delle imposte sulle attività commerciali andranno a beneficio di quasi 32.000 pub, club e locali di musica dal vivo, consentendo a ciascun pub di risparmiare in media circa 1.100 sterline nel prossimo anno finanziario”. | |
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| | | Il “sistema Italia” continua a lavorare in sinergia per spingere la promozione del vino made in Italy in un momento complicato, e ridare slancio sui mercati internazionali ad una filiera fondamentale per prestigio, immagine ed economia di tanti territori del Belpaese. Come hanno fatto in Canada VeronaFiere - Vinitaly, e Italian Trade Agency - Ita, che, sulla Amerigo Vespucci, gioiello della Marina italiana, si sono incontrati a Québec City, il 25 luglio, per presentare Vinitaly.Usa 2026, la principale manifestazione del vino italiano in Nordamerica, destinata ai principali professionisti del settore vinicolo canadese, gli acquirenti delle agenzie provinciali (Monopoli) per la distribuzione delle bevande alcoliche, importatori, agenti di vino, sommelier, media e stakeholder del settore, che sarà di scena a New York il 26-27 ottobre. “In un momento che richiede particolare attenzione per il comparto vitivinicolo italiano - ha dichiarato Matteo Zoppas, presidente Ita - Italian Trade Agency - è fondamentale rafforzare in modo strutturale le attività di promozione internazionale a sostegno delle imprese”. Per Federico Bricolo, presidente Veronafiere/Vinitaly, “il Canada è un mercato strategico nel percorso di internazionalizzazione del vino italiano, per questo il nostro impegno in Nord America ha ormai carattere continuativo. | |
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| | | Le grandi star internazionali - da George Clooney a Robert Pattinson, da Penélope Cruz a Javier Bardem, e molti altri - attese sul red carpet della “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica” della Biennale di Venezia, edizione n. 83 (Lido di Venezia, 2-12 settembre), brinderanno con le bollicine made in Veneto: il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg si conferma, per il terzo anno consecutivo, l’“Official Sparkling Wine” dell’evento più glamour dell’anno, con l’etichetta limited edition 2026, “Sogno Cinematografico”. | |
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| | 79 allevatori, 6 macelli, 18 imprese di trasformazione, un valore economico indicativo di 5,5 milioni di euro, 70 allevamenti riconosciuti dal sistema di controllo in 8 province toscane, Siena in primis (24 allevamenti). Sono i numeri della Cinta Senese Dop, una filiera piccola, specializzata e fortemente legata al territorio, una delle razze suine autoctone più antiche dell’agroalimentare italiano, raffigurata persino negli affreschi del “Buon Governo” di Ambrogio Lorenzetti in Palazzo Pubblico a Siena. Ma che, oggi, vive una situazione complicata per la “diffusione della Peste Suina Africana in Toscana che mette seriamente a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese”, ha sottolineato il Consorzio della Cinta Senese Dop che ha lanciato l’allarme “dopo i recenti casi di positività riscontrati anche negli allevamenti suini della regione”. | |
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| | | “Per tutelare la cucina italiana non serve il riconoscimento Unesco, ma vanno difese le materie prime. A cominciare dalla difesa dei negozi di vicinato, delle gastronomie e rosticcerie, perché loro sono i primi che puntano alla salvaguardia del nostro prodotto. Oggi non c’è più cultura neanche nel fare la spesa: le persone vanno al supermercato e comprano cose incredibili. Il vino? Tra i motivi del calo dei consumi anche i ricarichi eccessivi al ristorante”. Le riflessioni a WineNews del “Gastronauta” Davide Paolini, giornalista e scrittore. | |
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