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WineNews
N. 4.442 - ore 17:00 - Giovedì 2 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
In Piemonte i vini No-Lo “autoctoni”
Se il futuro del vino passa anche dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti, per riuscirci serve non perdere identità. In questo scenario nasce una sperimentazione da una delle regioni più importanti del vino, il Piemonte: per la prima volta la dealcolazione viene applicata a vini monovitigno autoctoni, e quindi Barbera, Dolcetto, Cortese, Moscato Bianco e Brachetto, con lo scopo di arrivare a produrre vini a zero gradi alcolici. È il progetto “Devin0”, presentato a Castagnito (Cuneo), che si sviluppa tra Italia e Francia, dedicato allo sviluppo e all’adozione di tecnologie di dealcolazione, attraverso attività integrate di ricerca, sperimentazione e formazione.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Gianni Moriani: “il vino non è una merce né un asset finanziario, nasce per stare in compagnia”
Tra il calo dei consumi mondiali di vino che non è una congiuntura, ma una trasformazione profonda che porta a bere meno e diversamente, e la necessità di produrre meno e ancora meglio perché l’Italia produce più vino di quanto ne consumi e l’export è da decenni la valvola di sfogo, ma oggi le cantine sono piene ed i mercati no, colpiti dalle turbolenze mondiali; tra l’importanza di favorire aggregazioni reali, rafforzando i consorzi nelle funzioni commerciali e incentivando reti d’impresa efficaci per far fronte ad un sistema produttivo troppo frammentato e con tante piccole aziende eccellenti ma deboli sul piano commerciale, e il markup insostenibile al ristorante, dove il prezzo del vino ha raggiunto livelli che non hanno più un rapporto con il valore reale del prodotto né con la capacità di spesa dei clienti; e tra il fatto che quando si parla di vini leggeri bisogna avere il coraggio anche di alleggerire le parole, così come di non chiamare “fiera” sia l’evento di business internazionale sia quello di enoturismo locale, lo storico e sociologo Gianni Moriani, traccia lo stato dell’arte del mondo del vino italiano, che riceviamo e volentieri pubblichiamo su WineNews. Perché, sostiene il professore, C’è una dimensione che tutti i ragionamenti fin qui condotti - sui mercati, sulle rese, sui markup, sulle fiere - rischiano di dimenticare: il vino nasce per stare in compagnia. Non è una categoria merceologica né un asset finanziario: è un rito di riconoscimento reciproco, il gesto con cui ci si dice ci sono, sono qui con te. In un’epoca in cui la solitudine è diventata una delle emergenze silenziose del nostro tempo - che intacca giovani e anziani, città e province, famiglie e individui - il bicchiere condiviso si eleva a bene comune. È questo il territorio che il vino italiano deve tornare a presidiare, non le classifiche di punteggio (o, comunque, almeno non solo quelle, ndr), non i premi internazionali, non le etichette ridisegnate. Il territorio dell’incontro. Produrre meno, comunicare meglio, prezzare con onestà: tutto questo ha senso solo se il vino torna a fare quello che sa fare meglio di qualunque altra bevanda, rompere il silenzio tra due persone, allungare un pomeriggio, rendere un tavolo qualcosa di più di una superficie, trasformandolo nello spazio dell’incontro, perché prima di tutto siamo animali sociali.
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La guerra ed i costi per l’agricoltura italiana
“L’aumento incontrollato di fertilizzanti, gasolio, plastiche e altri fattori di produzione legato alla guerra in Iran sta costando fino a 200 euro a ettaro alle aziende agricole italiane, con i principali input di produzione che sono lievitati di oltre il 30%, mettendo a rischio le coltivazioni agricole e la sovranità alimentare del Paese”. Dalla mobilitazione di ieri al Pala BigMat a Firenze, davanti ad oltre 4.000 agricoltori riuniti per affrontare temi “che vanno dalla situazione geopolitica ai danni causati dal codice doganale”, ma anche “dalla mancanza di un’etichetta europea trasparente”, Coldiretti lancia l’allarme, chiedendo risposte, in un momento delicato per l’agricoltura italiana tra prezzi che salgono, incertezze, ma anche scenari da cambiare, indipendentemente dalla guerra, con tanti prodotti che soffrono (in approfondimento).
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Focus
Usa e vino, 38 milioni di consumatori da conquistare
Se è vero che i consumi di vino sono in calo, è anche vero che ci sono tanti consumatori che ancora non ne bevono, e da conquistare. Affrontando due sfide: la complessità dell’offerta e la difficoltà di spiegare meglio che profilo gustativo avrà il vino che il consumatore andrà eventualmente a comperare, per incontrare i suoi gusti e non deluderlo. É un aspetto interessante che emerge da un recente sondaggio del “Wine Market Council” in Usa, secondo cui il 57% dei cosiddetti “non-adopters” - consumatori che bevono birra e distillati, ma raramente scelgono il vino - e il 54% dei consumatori marginali (con poca esperienza, che bevono vino meno di una volta a settimana), dichiarano di non sapere se un vino piacerà loro. Inoltre, il 43% dei “marginals” e il 38% dei “non-adopters” si sentono sopraffatti da troppe scelte,  dalla difficoltà nel comprendere termini e linguaggio del vino (31% contro 23%), ma anche per il timore di non incontrare i gusti dei commensali. E secondo la ricerca, circa la metà dei “non-adopters” dichiara di non apprezzare il gusto del vino o di preferire altre bevande alcoliche, un giudizio spesso maturato dopo pochissime esperienze negative con il vino: “si parla di 38 milioni di persone, che rappresenta una platea enorme oggi ai margini del mercato”, avverte Christian Miller, direttore della ricerca.
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Consorzio Igt Toscana
Cronaca
Il Vermentino, ambasciatore della Maremma
Da Belguardo Mazzei a Bruni, da Colli del Vento a La Biagiola, dalla Fattoria Il Casalone a Guido F.Fendi, da Mantellassi a Podere Poggio Bestiale, da Rocca delle Macìe a Tenuta Casteani. Sono le aziende della Top 10 del “Vermentino Grand Prix” n. 7, il concorso promosso dal Consorzio dei Vini della Maremma Toscana che continua il percorso di valorizzazione del vitigno Vermentino e del sempre più amato vino bianco simbolo della Maremma, che rappresenta oggi circa il 32% della produzione Doc con oltre 2,4 milioni di bottiglie.
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Wine & Food
Nel 2025 cresce il fatturato della Gdo italiana: +4,3% sul 2024. Eurospin “re” degli utili
Continua a crescere la Grande distribuzione organizzata (Gdo) italiana. L’Area Studi Mediobanca ha presentato la nuova edizione dell’Osservatorio sulla Gdo italiana e internazionale (2019-2024). Nello studio, nel 2025, “con inflazione pressoché nulla”, si stima una crescita delle vendite della Gdo italiana del +4,3% sul 2024, che supera il +2,3% del 2024. Eurospin si afferma “regina” di utili cumulati tra il 2019 e il 2024: 1,93 miliardi di euro superando VéGé a 1,68 miliardi di euro e Selex a 1,65 miliardi di euro. La Gdo conferma l’alta incidenza del costo del lavoro: i costi del personale dei retailer nazionali rappresentano mediamente il 12,5% delle vendite, trasporti e logistica il 3,1% l’energia l’1,9%. Nel quinquennio 2020-2024 gli operatori della Gdo nazionale hanno distribuito dividendi per 1,3 miliardi di euro (in approfondimento).
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WineNews.tv
Bosco e vite, “un rapporto di reciproci benefici nel sopportare caldo, freddo e parassiti”
Prima c’erano solo boschi, oggi nei territori del vino si alternano con i vigneti “ed è una scoperta recente il fatto che tra la pianta arborea e la vite si è stabilito un linguaggio tra specie, che ha portato ad una reciproca capacità di sopportare il caldo, il freddo e i parassiti, grazie ai Voc (Composti Organici Volatili), con i quali si scambiano messaggi che fanno esprimere al meglio i reciproci geni, responsabili, per esempio della forma della pianta o delle difese agli stress”: lo spiega, a WineNews, il professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura al mondo.
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