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N. 4.498 - ore 17:00 - Mercoledì 17 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Dopo l’edizione “astemia” del 2022 in Qatar con la birra vietata dentro agli stadi e il consumo fuori dagli impianti già di per sé osteggiato dalla Sharia, principale fonte legislativa del Paese, il Mondiale 2026 in Usa, Canada e Messico, secondo gli analisti, potrebbe diventare uno dei momenti di marketing più importanti per l’industria degli alcolici degli ultimi anni. Mentre, infatti, le squadre si affrontano in campo, fuori “si consuma” un altro Mondiale: quello delle birre americane, della tequila messicana, del whisky scozzese, ma anche del vino, “capitanato” dallo Champagne con il Brut Réserve Nv di Taittinger, “Official Champagne” dei Campionati del Mondo. | |
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| | Imbottigliamenti in forte calo per i vini Igp e per i rossi, mentre tengono meglio Dop, bianchi e bollicine; un filiera che vede al suo vertice una sempre maggiore concentrazione (in termini di aziende o gruppi produttivi, ma anche di denominazioni capaci di fare volumi significativi), a cui si aggiunge un tessuto frammentatissimo di micro aziende e micro zone o denominazioni; una sostenibilità, nelle sue varie declinazioni (ambientale, economica, sociale) che è sempre più un valore su cui investire, piuttosto che un costo da sostenere: è la “radiografia” del settore vitivinicolo italiano dell’Annual Report 2026 di Valoritalia, il più grande ente di certificazione italiano - 219 denominazioni d’origine certificate, il 60% del vino di qualità prodotto in Italia - presentato ieri a Roma, “dall’unico ente di certificazione (guidato dal presidente Francesco Liantonio e dal dg Giuseppe Liberatore, che WineNews ha intervistato) che ogni anno mette a disposizione di imprese, consorzi di tutela, istituzioni e media una fotografia completa e affidabile del vino di qualità italiano”. In particolare, i numeri di Valoritalia dicono che gli imbottigliamenti 2025 (che sono storicamente una cartina al tornasole del mercato, ndr) hanno subito una contrazione complessiva del -2,1% sul 2024, a cui è seguito un ulteriore calo del -5,4% nei primi 5 mesi 2026. Nel 2025 i vini a maggiore valore aggiunto, Doc e Docg, hanno registrato una crescita media attorno all’1%; viceversa, gli Igt hanno subito una flessione del -11%. Con un trend, ha sottolineato il presidente Valoritalia Francesco Liantonio, opposto a quanto visto nel 2024. Sempre nel 2025 è proseguito il trend positivo di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e vini bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi hanno registrato una contrazione superiore al -13%. “È un momento difficile, ma il settore è maturo per rivalutare e rivedere le scelte del passato, partendo dai tanti dati che mettiamo a disposizione, e riempiendo di significato la parola sostenibilità. Se quella ambientale ormai è scontata, dobbiamo lavorare su quella economica, redistribuendo gli utili lungo la filiera, e su quella sociale”, ha detto, nella tavola rotonda di presentazione dei dati (in approfondimento), il presidente Liantonio. | |
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| | In Italia il saldo commerciale di agricoltura e prodotti alimentari (la differenza tra il valore economico delle esportazioni e quello delle importazioni), resta in positivo superando i 2 miliardi di euro nel 2025, come riporta l’Istat nel report “I cambiamenti dell’agricoltura”. E se il saldo commerciale per i prodotti agro-zootecnici è in negativo (-13,3 miliardi di euro), a risollevare la bilancia agroalimentare nazionale ci pensa l’industria di trasformazione alimentare, e, quindi, la voce “alimentari e bevande”, il cui saldo commerciale è attivo di 15,4 miliardi di euro. Il vino italiano gioca un ruolo fondamentale: secondo i dati Istat elaborati da WineNews, il saldo commerciale del vino italiano nel 2025 è di 7,2 miliardi di euro, incidendo per il 46,7% sulla voce “alimentari e bevande”, quella che porta in positivo l’agroalimentare italiano.
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| | | Quasi 10.000 imprese perse in 10 anni con un profondo rosso per i bar (-18,2%), a fronte di una forte crescita in controtendenza per i pubblici esercizi del Sud Italia. E poi l’allarme per la proliferazione dei take away, che stanno sostituendo i bar con un servizio e un’offerta diversa, e per le pesanti esternalità negative legate al fenomeno della “malamovida”. Luci ed ombre per un comparto vitale fotografato dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da Fipe-Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Il focus dell’indagine ha riguardato l’evoluzione del settore nei centri storici delle grandi e medie città, “dove si rilevano profili che impongono attenzione”. In queste aree, spiega Fipe, le dinamiche del mercato hanno spesso portato ad un’eccessiva concentrazione dell’offerta e allo sviluppo di forme di ristorazione più informali che fanno dell’assenza di servizio, di personale e di spazi ridotti all’osso il punto di forza del business. Il risultato “sta nella crescita di rilevanti esternalità negative in termini di pressione antropica, rumore, rifiuti”. Per Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio, “le dinamiche in atto nei nostri centri storici richiedono un governo attento e una visione strategica, non semplici interventi tampone”. | |
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| | | È la prima metà del Novecento quando, a La Cremosina vengono rinvenute antiche bottiglie del soggiorno di Napoleone a Marengo, e Arturo Bersano intuisce con anticipo come anche la bottiglia dalla silhouette “napoleonica” può diventare un segno di riconoscibilità. A reinterpretarla in chiave contemporanea, oggi, è il designer Mario Di Paolo, founder del famoso Spazio di Paolo e firma della nuova identità visiva della storica cantina piemontese Bersano, guidata da Federico Orione, a partire dai suoi vini-icona e dalle loro etichette. | |
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| | Per chiamarsi “carne” è necessario che questa contenga “parti commestibili di animali”. Con 560 voti a favore, 75 contrari e 25 astensioni, il Parlamento Europeo, ieri, nel corso della Plenaria sulla riforma del regolamento sugli Ocm per rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori nella filiera, nel rispetto della “trasparenza verso i consumatori”, ha introdotto una definizione comune del termine specificando che nomi come “bistecca”, “filetto” o “costolette” debbano applicarsi solo ai prodotti contenenti carne animali, escludento tutti quelli coltivati in laboratorio, anche se ancora non autorizzati sul mercato unico, o a base vegetale. Un accordo che “tutela”, dunque, oltre 30 denominazioni, con il plauso del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e la soddisfazione delle organizzazioni agricole italiane. | |
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| | | A WineNews, Giuseppe Liberatore, dg Valoritalia: “dopo un 2025 abbastanza stabile, i primi dati negativi li abbiamo visti nei primi 5 mesi 2026. Se nel 2025 si erano difesi bene i vini Doc e Docg e avevano perso gli Igt, oggi tutti hanno segno negativo. Siamo, in termini di volume, intorno al -5%, ma è un range ancora gestibile. Dato il contesto, sono dati che ci aspettavamo, e sono fiducioso che le cose possano migliorare”. Rispetto a bianchi e bollicine, poi, “i rossi soffrono di più, anche se i numeri variano tra le denominazioni”. | |
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