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WineNews
N. 4.385 - ore 17:00 - Martedì 13 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Il college che investe sul vino in Uk
Promuovere la forza, la competenza e l’innovazione, dal vigneto alla bottiglia: così il mondo della scuola pensa al futuro del vino. Succede in Inghilterra, al Plumpton College, il più antico istituto di formazione enologica del Regno Unito, che quest’anno festeggia 100 anni, patrocinato dalla Regina Camilla, per la Plumpton College Charitable Foundation. Il College ha stanziato 500.000 sterline per i corsi di formazione, interamente finanziati, da gennaio a luglio 2026, offrendo ad aziende vinicole e professionisti del settore un’opportunità per alzare l’asticella delle proprie competenze e rafforzare le attività in un periodo economico difficile.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Calo dei consumi, crescita di No-Lo, aste, enoturismo e vitigni resistenti: il 2026 del vino
Un calo dei consumi destinato a continuare, ma anche la crescita qualitativa dei vini a bassa gradazione alcolica e no alcol con tanto di interesse in aumento da parte del mondo produttivo. Ed ancora, l’ennesima ascesa delle aste del vino, le nuove varietà di uve resistenti e pronte a diventare “mainstream” e la spinta dei Millennial all’enoturismo con i suoi nuovi trend. Sono queste le cinque previsioni sul 2026 uscite dalla “sfera di cristallo” di Robb Report, tra i brand editoriali più famosi al mondo per il lusso ed il lifestyle. Si parte da una cattiva, ma non scontata, notizia: “con il calo dei consumi, il mondo del vino continuerà a dover fare i conti nelle vendite e per rilevanza”. Ma i più giovani stanno indicando la strada “preferendo alle bottiglie economiche e di fascia bassa vini più pregiati di cui apprezzano l’autenticità e la sostenibilità”. Capitolo vini No-Lo, ormai presenza fissa quando si parla del futuro del settore. Per Robb Report, “continuano la loro crescita, grazie a quei produttori innovatori che riconoscono le potenzialità di entrambe le categorie”, ovvero della produzione di vino e di quella a bassa o zero gradazione alcolica. E poi una certezza: sembra infatti destinato a mantenere il proprio fascino il mercato delle aste. Robb Report parte dal presupposto che “diverse vendite degne di nota nel terzo trimestre indicano un mercato delle aste solido che si confermerà anche l’anno prossimo (2026, ndr)”. A livello nazionale, ciò è dovuto in parte ai dazi che rendono il vino già disponibile in loco un’opzione migliore rispetto alle bottiglie appena arrivate nei negozi, senza dimenticare che i grandi vini di Bordeaux e lo Champagne continuano ad appassionare gli intenditori. Resteranno, per il 2026, anche le preoccupazioni per il cambiamento climatico che potrebbero portare alla ribalta varietà di uve al momento poco conosciute, ma destinate a crescere per la loro resistenza alle condizioni climatiche avverse e alle malattie. E continuerà anche la voglia di enoturismo, trainata dall’entusiasmo e dalla curiosità delle nuove generazioni. In particolare, oltreoceano, “l’attenzione dei Millennial per l’autenticità e l’esperienza si sta facendo strada nelle regioni vinicole, dove le nuove offerte turistiche saranno orientate a questa fascia demografica sempre più benestante ed esperta di viaggi”.
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SMS
Un nuovo ok per il “Pacchetto Vino”
Un passo avanti in attesa del voto definitivo, atteso nella prossima plenaria del Parlamento Europeo, che ne sancirà l’approvazione (a febbraio). Prosegue l’iter del “Pacchetto Vino”, misura che vuole proiettare il settore, in un momento complesso, nel futuro. Dopo l’accordo provvisorio tra il Consiglio e il Parlamento Europeo e l’ok dal Comitato Speciale Agricoltura, la Commissione Agricoltura, a Bruxelles, ha dato il suo ''sì'' all’unanimità. “Pacchetto Vino” che abbraccia otto punti principali: migliore allineamento tra produzione e offerta, maggiore resilienza climatica, etichettatura semplificata e armonizzata, enoturismo, diciture per i vini No-Lo, flessibilità nell’export e vini aromatizzati. Per il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il via libera della Commissione Agricoltura, “è un segnale di grande attenzione”.  
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Focus
Pinot Nero vuol dire Oltrepò Pavese: è vitigno leader
Che l’Oltrepò Pavese sia il più importante territorio italiano del Pinot Nero è cosa nota e risaputa, con il suo famoso spumante Metodo Classico e il nome Classese, la novità in etichetta, che sarà presentato ufficialmente a Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile). E se fin dalla sua introduzione in Italia, l’Oltrepò Pavese è stato, dunque, la patria del Pinot Nero, con la maggiore superficie vitata a livello nazionale, i dati confermano che, oggi, il Pinot Nero è anche la varietà prevalente nell’Oltrepò stesso, superando le uve rosse autoctone. Le statistiche aggiornate, comunicate dal Consorzio, infatti, parlano di una superficie vitata complessiva per l’Oltrepò Pavese di 11.539 ettari, dei quali 2.869 (il 24,9%) proprio a Pinot Nero, destinato sia alla produzione di Metodo Classico Docg (il Classese) sia di Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Doc. Seguono due uve a bacca nera (che rappresentano il 67% del totale), la Croatina (con il 24,7% della superficie) e la Barbera (13,6%). Tra le uve a bacca bianca, il 33% del totale, prevalgono, invece, il Pinot Grigio, il Riesling Italico e il Moscato Bianco, rispettivamente con 11,7%, 7,4% e 6,9%. L’altitudine media dei vigneti è di 231 metri sul livello del mare, ma si raggiungono facilmente i 631 metri per i vigneti rivendicati a Docg ed i 770 per quelli Igt (in approfondimento).
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Cronaca
Pompei racconta il suo patrimonio agricolo
Tra i suoi scavi, Pompei racconta al mondo anche l’antichità e la bellezza del rito della convivialità della tavola, di cui il vino è il compagno più fedele. E, da oggi, lo fa anche con “Convivium: Sapori di Pompeii”, uno show culinario-culturale sul canale YouTube del Parco Archeologico per promuoverne il patrimonio agricolo, dove è stata pubblicata la prima puntata con la reinterpretazione di un’antica ricetta pompeiana da parte del tristellato chef Fabrizio Mellino, con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel e l’archeologa Halinka Di Lorenzo.
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Wine & Food
Sciopero dello Champagne: lavoratori di Moët & Chandon contro il taglio dei bonus
Le proteste, in Francia, coinvolgono anche Lvmh, “colosso” della famiglia Arnauld e gruppo di lusso n. 1 al mondo che, con la divisione “Champagne & Wine” è uno dei produttori di punta dello Champagne. I rappresentanti della Cgt, sindacato francese, attivi nelle maison Moët & Chandon e Veuve Clicquot, hanno indetto, per il 15 gennaio, un nuovo sciopero, “nel tentativo - riporta la Reuters - di fare pressione sulla direzione affinché risarcisca i lavoratori per i bonus persi”. La mancata partecipazione agli utili dei dipendenti, nonostante i risultati del Gruppo, sarebbe il tema della discordia. Non è la prima protesta: l’11 dicembre 2025, 600 dipendenti di Moët & Chandon-Ruinart e Veuve Clicquot-Krug si radunarono nel cortile principale dello stabilimento Moët & Chandon con tanto di riunione informativa sindacale organizzata dalla stessa Cgt (in approfondimento).  
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WineNews.tv
“Il Consorzio, dove possibile, deve testare i nuovi mercati, aprendo la strada alle imprese”
A WineNews Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. Il 27 gennaio, il Consorzio sarà, per la prima volta, con le sue aziende, in Nigeria, a Lagos, ma è da tempo che investe su mercati alternativi per il vino italiano: “dieci anni fa abbiamo iniziato a percorrere la strada degli eventi in Brasile e oggi, nonostante i forti dazi, tante aziende piccole e grandi, magari con piccole quantità, sono in Brasile. Da 15 anni siamo in Cina, e con noi le nostre aziende: il Consorzio ha il compito di testare i nuovi mercati, se possibile, aprendo una strada per tutte le imprese”. Ora è il momento dell’Africa.
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