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N. 4.563 - ore 17:00 - Mercoledì 16 Settembre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Anticipatissima per il gran caldo, scarsa in volume (1,3 milioni di ettolitri, -46% sulla media 2021-2025, secondo Agreste), ma con uve che “si presentano in ottima salute e mostrano un equilibrio molto promettente. Tutti gli ingredienti sono presenti per produrre vini di qualità eccezionale”. È il primo “bilancio” della vendemmia 2026 in Champagne, secondo il Comité che rappresenta oltre 16.000 viticoltori e 350 maison. E per il quale, sebbene sia presto per una valutazione definitiva, “l’annata possiede già tutte le caratteristiche per produrre grandi vini, persino eccezionali”, ricordando annate storiche come quelle del 1921, 1947 e 1959 ... | |
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| | I mercati del vino sono in difficoltà e la vendemmia è in pieno svolgimento, ma è già tempo di dare il via alla stagione delle guide e delle classifiche internazionali. E ad accendere i riflettori sull’Italia è la “Top 100 Wines of Italy” 2026 by James Suckling, che, in questa edizione, ha incoronato soprattutto la vendemmia 2021 del Brunello di Montalcino (con 12 vini in lista, tra cui i primi 2, sebbene l’indicazione geografica più premiata sia la Toscana Igt con 15 etichette, ndr), una delle “migliori degli ultimi due decenni”. Non a caso il vino n. 1 della lista è il Brunello di Montalcino 2021 di Eredi Fuligni, tra le cantine storiche del territorio di Montalcino, guidata da Roberto Guerrini, seguito al n. 2 da un altro nome di primo piano, San Filippo, con il Brunello di Montalcino Le Lucére 2021, in una “Top 10” che vede, al n. 7, anche il Brunello di Montalcino 2021 di Giodo, la cantina di Carlo Ferrini, tra i più affermati enologi italiani. Sul podio, al n. 3, c’è, invece, il Barolo Brunate 2022 di Roberto Voerzio, una delle grandi firme delle Langhe (che, insieme al Brunello San Filippo Le Lucére 2021, sono anche gli unici 2 vini di questa edizione ad aver ottenuto il punteggio massimo di 100 su 100). A completare la “Top 10” 2026, in ogni caso, ci sono altri grandi classici del vino italiano: al n. 4 c’è una delle icone dell’Alto Adige, il Terlaner I Grande Cuvée 2023 di Cantina Terlano, mentre al n. 5 si piazza uno dei vini italiani più ammirati e ricercati nel mondo, il Sassicaia 2023 della Tenuta San Guido, davanti, al n. 6, ad un altro nome top delle Langhe, G.B. Burlotto, con il suo Barolo 2022. Al n. 8 ancora Alto Adige, con un altro nome tra i più celebri del territorio, J. Hofstätter, con il suo Gewürztraminer Alto Adige Vigna Pirchschrait 2016, mentre al n. 9 si va sull’Etna, con l’Etna Rosso Calderara Sottana Prephylloxera La Vigna di Don Peppino 2024 di Tenuta delle Terre Nere, tra le griffe del “vulcano”, mentre al n. 10 si torna in Langa, con il Barbaresco Paje Riserva 2021 dei Produttori del Barbaresco (in approfondimento la lista completa dei 100 vini, la cui selezione arricchirà anche la guida “I migliori 100 Vini e Vignaioli d’Italia” 2026, firmata da Luciano Ferraro, vice direttore del quotidiano “Corriere della Sera”). | |
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| | Per un vino che cerca nuovi mercati, l’Africa sembra uno dei più interessanti per il futuro. Un mercato in cui da tempo sta investendo anche il Belpaese, per esempio con le iniziative del Consozio del Chianti Docg, o con quelle di Vinitaly e Ita - Italian Trade Agency con il Vinitaly Tasting in programma a febbraio 2027. I numeri oggi sono ancora molto piccoli, ma le potenzialità di crescita a lungo termine, soprattutto nell’Africa subsahariana, sono interessanti, secondo uno studio Iwsr, grazie ad una popolazione giovane, in rapida crescita e in costante urbanizzazione. Fattori strutturali che favoriscono la domanda di bevande alcoliche, anche se il vino “straniero” dovrà fare i conti con le produzioni locali (che oggi coprono il 59% del fabbisogno locale) e con la concorrenza di ready-to-drink, birra e spirits). | |
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| | | Un piatto di pasta ed un calice di vino, o una pizza, o un piatto di alta cucina, definiscono oggi l’identità culturale italiana più del Colosseo a Roma, degli Uffizi a Firenze, o di Piazza San Marco a Venezia. Esempi estremi e semplificati, ma che danno il senso dei risultati dell’ultimo Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia, realizzato da Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con Swg, secondo cui, per gli italiani, tra gli elementi fondanti dell’italianità, al primo posto assoluto spicca il binomio cucina ed enogastronomia, scelto dal 65% dei cittadini. Seguono a ruota il paesaggio e la natura con il 50% delle citazioni e il patrimonio archeologico al 49%. Solo più staccati troviamo l’arte e gli artisti (32%), seguiti da moda e design (24%). Nell’immaginario collettivo, in sintesi, l’identità del Paese parte dal piatto ancor prima che dal reperto storico. Ma quale che sia l’esperienza culturale vissuta, compresa quella enogastronomica, per il 91% degli intervistati l’obiettivo primario è ricevere conoscenza e stimolare la curiosità, subito seguito dall’esigenza di vivere un impatto emotivo reale, indicata dall’89% del campione. Sfiora la stessa quota (88%) il desiderio di stabilire una connessione autentica con la storia e le tradizioni, senza rinunciare all’intrattenimento e al divertimento. | |
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| | | Unire il vino all’arte contemporanea per generare cultura, bellezza e valore condiviso. Per i suoi 40 anni, Feudi di San Gregorio, cantina d’autore, simbolo dell’Irpinia del Gruppo Tenute Capaldo, inaugura una nuova collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tra le più autorevoli istituzioni italiane dedicate all’arte contemporanea, ospitando una selezione di opere della sua collezione nell’azienda di Sorbo Serpico, arricchendo il percorso di visita e creando un nuovo dialogo tra linguaggi contemporanei, cultura del vino e territorio. | |
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| | È nei tanti piccoli borghi italiani, custodi di produzioni enogastronomiche uniche al mondo, che si conserva un modello di sviluppo fondato sul legame tra comunità, territorio e qualità della vita. Non a caso, come evidenziato dai dati Coldiretti e Symbola, nei comuni italiani con meno di 5.000 abitanti si produce il 93% dei prodotti Dop e Igp nazionali, a conferma del ruolo strategico che questi territori svolgono nella tutela delle eccellenze del made in Italy. Un patrimonio che va oltre il comparto agroalimentare, e oggi trova una nuova sintesi nel Manifesto Cittaslow, che individua nel limite, nel locale e nella comunità una bussola per il futuro, promuovendo la cura del tempo, dei luoghi, delle relazioni e della pace e trasformando le fragilità in opportunità attraverso 15 principi guida (in approfondimento). | |
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| | | A WineNews, Federico Veronesi, ad Oniwines e Signorvino: “oggi, come in altri settori, l’offerta supera la domanda, e nel mondo del vino dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo e diverso, che non siamo abituati a fare”. A partire dalla comunicazione: “abbiamo avuto un incontro a porte chiuse con le più grandi cantine private italiane per creare una Fondazione che possa supportare la ricerca e la diffusione delle informazioni relative a vino e benessere, dimostrare che ci sono tantissime relazioni positive, e fare un po’ di contrattacco, perché ad oggi c’è un attacco solo negativo sul vino”. | |
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