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N. 4.554 - ore 17:00 - Giovedì 3 Settembre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il caldo estremo è un fattore oggettivo che condiziona la viticoltura e, per un produttore, affrontarlo non è semplice. Qualche consiglio, tuttavia, può arrivare dallo studio dell’American Journal of Enology and Viticulture (Ajev) che ha confrontato tre strategie diverse per la gestione del rischio dovuto al calore eccessivo in vigna: dall’ombreggiatura al cambio di varietà fino al trasferimento della produzione, spiegando come le soluzioni più vantaggiose dipendano dall’intensità delle temperature. Sono stati poi interrogati i consumatori per capire il sentiment riguardo agli adattamenti presi in vigna. E alcuni sarebbero disposti anche a pagare di più il vino. | |
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| | Il turismo, in Italia, è un pilastro economico importantissimo. Si parla di un settore che coinvolge 417.000 imprese, distribuite tra servizi di ristorazione (324.000 aziende), servizi di alloggio (76.000) e agenzie di viaggio (17.000). Un settore molto frammentato, dunque, ma che nel 2025, secondo i dati Enit, ha avuto un impatto del 13,2% sull’occupazione e di 237,4 miliardi di euro sul Pil (intorno al 10%). Un settore fondamentale per il Belpaese, che ha un rapporto strettissimo con l’enogastronomia e il vino, sia a livello di consumi che come motivazione di viaggio. Eppure, il tessuto economico del settore turistico presenta molte criticità anche dal punto di vista economico finanziario, con performance peggiori della media nazionale in termini di tasso di default delle imprese, e della puntualità dei pagamenti (soprattutto nella ristorazione), per esempio. A dirlo è il focus sul settore dell’Osservatorio sulle imprese di Crif. Che da un lato conferma la crescita degli arrivi nel 2026, e del comparto in generale, confermata anche dall’andamento delle erogazioni creditizie: nel periodo che va da aprile 2025 a marzo 2026, gli importi dei finanziamenti concessi alle società di capitali del Turismo sono cresciuti di circa il 7% rispetto all’anno precedente”. Parallelamente, però, sottolinea Crif, “il settore continua a mostrare un profilo di rischio elevato. A fine 2025, il tasso di default delle società di capitali del turismo si è, infatti, attestato al 4,5%, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto al 4,6% registrato un anno prima, ma ben superiore al dato nazionale (3,3%)”. In particolare, i servizi di ristorazione continuano a presentare il tasso di default più elevato del comparto turistico, attestandosi al 5,6% a fine 2025. Ma la ristorazione (come ben sanno anche tante cantine e distributori di vino, ndr), ha anche la maglia nera nella puntualità dei pagamenti: “l’analisi dei micro-settori conferma una situazione differenziata, ma individua nei servizi di ristorazione il comparto maggiormente in difficoltà. Le imprese con ritardi nei pagamenti raggiungono, infatti, il 78,4% (con il 7,1 delle imprese del settore che paga oltre i 90 giorni), contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio. | |
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| | Avrebbe venduto 55 bottiglie di vino contraffatto al costo di 10.000 sterline ciascuna, finendo sotto accusa per una truffa dal valore di 500.000 sterline. Nell’Essex, in Regno Unito, un 34enne è stato arrestato per frode in seguito ad un’operazione dalla National Food Crime Unit, sezione specializzata della Food Standards Agency. Recentemente, nella stessa zona e per una cifra simile, anche il Prosecco (che in Uk ha uno dei suoi mercati principali) è stato vittima di un episodio di cronaca legato a una truffa sul vino contraffatto. A livello vitivinicolo, infatti, l’Essex sta emergendo come uno dei territori più promettenti per la produzione di vino fermo in Uk, tanto che molti produttori, anche esteri, ci stanno investendo. Ma come spesso accade, il benessere di un territorio, attira sì il progresso, ma calamita anche il malaffare. | |
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| | | Correva l’anno 1986: l’Italia del vino viveva lo scandalo del metanolo, che, nella sua drammaticità, diede slancio al “rinascimento” del settore nella direzione di una qualità che oggi è riconosciuta nel mondo, mentre a Bra nasceva Slow Food, il movimento fondato da Carlin Petrini, e che lentamente avrebbe influito in maniera determinate su come tante persone, ma anche buona parte dell’industria alimentare e della politica mondiale, si sarebbero approcciati ai temi del cibo e del vino. Un legame, tra vino e Slow Food, che sarà celebrato a Terra Madre Salone del Gusto 2026, di scena dal 24 al 27 settembre, nel centro della Città di Torino (dove è atteso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella). Con grandi masterclass, dedicate ad altrettante cantine che hanno contribuito a scrivere la storia dell’enologia in Italia, spiega la “Chiocciola”, nel Ristorante Arcadia, in Galleria Subalpina. Si parte dal Brunello di Montalcino Riserva di Biondi-Santi, icona e storia del territorio toscano, e da Ceretto, riferimento mondiale per Barbaresco e Barolo; si prosegue con la Ribolla di Gravner e Fieramonte, Amarone della Valpolicella Classico Riserva di Allegrini, e si arriva ad altre tre realtà iconiche: Ca’ del Bosco, De Bartoli e Bartolo Mascarello, per un viaggio tra Veneto, Sicilia e Piemonte. | |
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| | | Mentre la vendemmia sta entrando nel vivo, negli eventi dell’agenda WineNews i territori accolgono gli appassionati per raccontarsi unendo vino, cucina e cultura, come l’Oltrepò Pavese con “OltreGusto-Oltrepò Terra di Pinot Nero” a Voghera (7-8 settembre), firmato dal Consorzio della “provincia a forma di grappolo d’uva” come diceva Gianni Brera, e la Valtellina con “ViVa, Vini Valtellina” a Sondrio (12-14 settembre), promosso dal Consorzio del Nebbiolo delle Alpi, mentre “Appuntamento Soave”, con la regia del Consorzio, dà appuntamento nella “bella Verona” (7 settembre). | |
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| | Meno aziende agricole, ma più grandi, meno ettari coltivati, meno manodopera, con la meccanizzazione che ha sostituito quasi 9 persone su 10, in un Paese sempre più trasformatore ed esportatore e sempre meno produttore di materia prima: è la fotografia di un secolo di evoluzione dell’agricoltura italiana dell’Istat (in approfondimento), che evidenza dati che fanno capire la portata di una rivoluzione profondissima che ha cambiato il volto del Paese. Basti pensare al tema dell’occupazione: nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, “le persone in condizione professionale attive nel settore primario erano 10,8 milioni (su una popolazione sui 26 milioni di abitanti); già nel 1961 erano solo 5,7 milioni, scese fino a 1,6 milioni nel 1991 e ad appena 800.000 nel 2024. In rapporto alla popolazione attiva totale, quella impegnata in agricoltura è diminuita dal 70% a poco più del 3%”. | |
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| | | Parlano Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative, e Cristian Maretti, ai vertici di Legacoop Agroalimentare, che rappresentano un mondo, quello della cooperazione, che vale il 40% del fatturato e quasi il 60% dei volumi prodotti del vino italiano. E che condividono una visione che sta diventando maggioritaria nel dibattito di filiera: non c’è una misura o una ricetta che vada bene per tutti i territori e per tutti i vini, ma servono strumenti che consentano di intervenire in maniera “chirurgica”, a seconda delle diverse situazioni e criticità.
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