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WineNews
N. 4.410 - ore 17:00 - Martedì 17 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Il Chianti Classico nei calici
Dopo un 2025 chiuso positivamente per la denominazione Chianti Classico, con una crescita del +1,2% in volume e del +2,6% in valore, il territorio del Gallo Nero guarda con fiducia al 2026 in cui arrivano sul mercato le nuove annate, con caratteristiche ben diverse tra loro. Da una parte, vini più magri, molto freschi e diretti, i Chianti Classico 2024, dall’altra, le Riserva e le Gran Selezione 2023, vini più polputi e dai toni morbidi e confortanti. Questo, in sintesi, emerge dall’assaggio alla “Chianti Classico Collection” 2026 dei vini del Gallo Nero da parte dello staff WineNews (in approfondimento i nostri migliori assaggi).
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Vino italiano, l’export rallenta ancora: 7,2 miliardi di euro a novembre 2025 (-3,6%) sul 2024
È ancora una discesa quella che segna l’export del vino italiano, che vede incrementare, in negativo, il proprio divario dai numeri del 2024, un anno che, non va dimenticato, firmò il record storico per le esportazioni enoiche del Belpaese (a 8,1 miliardi di euro). Come affermano i dati Istat, analizzati da WineNews e aggiornati a novembre 2025, nel confronto con i primi 11 mesi del 2024, lo “score” emette un verdetto di -3,58% in valore (contro il -2,7% di ottobre) a 7,2 miliardi di euro e del -2% in volume (era -1,4% il mese precedente) a 1,95 miliardi di litri. A pesare è ancora l’andamento degli Stati Uniti, storico ed insostituibile partner commerciale per il vino italiano: -8% in valore a 1,62 miliardi di euro e -5,7 in volume a 312,2 milioni di litri. Ad ottobre 2025, sullo stesso periodo del 2024, gli Stati Uniti segnavano -5,6% in valore e -3,2% in volume, a dimostrazione di un novembre negativo per le spedizioni di vino italiano, dove, evidentemente, dazi e cambio euro dollaro incidono non poco. La Germania si conferma il primo partner europeo per il vino italiano in valore e il n. 1, complessivo, in volume. Ma, guardando ai valori, pur restando in territorio positivo, cala leggermente rispetto al dato di ottobre: +0,8%, a 1 miliardo di euro, mentre i volumi segnano -3,1% a 442,6 milioni di litri. A completare il podio c’è il Regno Unito che continua a calare i propri acquisti: -4,2% in valore a 770,1 milioni di euro e -2,4% in volume a 240,7 milioni di litri. Alla posizione n. 4 c’è il Canada che, dopo una buona parte dell’anno promettente, alimentata dalla frenata negli acquisti dei vini americani, sta progressivamente riducendo le importazioni: a novembre 2025, sullo stesso periodo del 2024, siamo a 384,6 milioni di euro (-6,9%). Le esportazioni di vino italiano, nel complesso, non affondano, ma continuano a navigare tra incertezze e difficoltà. Novembre 2025 ha restituito una fotografia ancora una volta negativa e salvo pochissime eccezioni i trend non hanno regalato svolte benauguranti. Colpisce il dato degli Stati Uniti che, se si esclude quello di agosto, è il peggiore in valore in tutto il 2025 ed è difficile immaginare che ci sarà un colpo di coda a dicembre. Il pianeta vino, intanto, è proiettato in un 2026 partito con scorte alte in cantina e tante sfide da affrontare in uno scenario complesso.
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Mixology, le nuove tendenze
Non più completamente alcolico, con un’attenzione particolare alla qualità ed un livello più elevato di consumo consapevole: sono le tre tendenze, disegnate dalla società di consulenza Circana, che guidano le nuove abitudini di consumo nella mixology. Non un calo, quanto un chiaro cambiamento della cultura del bere cocktail, in un settore che vede il valore del no e low alcol in Europa pari a 1,7 miliardi di euro e che, a fine 2025, ha registrato una crescita del 10% sul 2024. I dati Circana rivelano che il 42% degli italiani si ritiene bevitore soltanto nelle occasioni speciali, come Natale o Capodanno. Non paura, ma consapevolezza pratica quella di quasi il 90% degli italiani che ha dichiarato di avere comportamenti responsabili nel consumo, in particolare se ci si mette alla guida o si svolgono attività che richiedono lucidità.
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Focus
Made in Italy da record nel mondo nelle esportazioni
Nonostante un periodo non semplice, condizionato da conflitti e guerre commerciali (e con gli Stati Uniti che frenano, ndr), e nonostante la frenata di un settore trainante come il vino, l’export agroalimentare made in Italy fa segnare, ancora una volta, un nuovo record, chiudendo il 2025 con un valore complessivo di quasi 73 miliardi di euro, il massimo di sempre, grazie a un aumento del 5% sull’anno precedente. Ad affermarlo le proiezioni Coldiretti su dati Istat che evidenziano come il cibo tricolore si confermi un asset strategico fondamentale per l’economia del Paese, oltre che uno dei suoi simboli più noti e apprezzati. A livello generale, la Germania resta il principale mercato di sbocco dell’alimentare, con un valore di 11,2 miliardi nel 2025, mentre la Francia è n. 2 scavalcando gli Stati Uniti, salendo a 7,9 miliardi di euro. Sul risultato negli Stati Uniti, ricorda Coldiretti, pesano ovviamente i dazi imposti dal presidente Trump, che nel bilancio complessivo costano l’azzeramento della crescita registrata negli anni scorsi e un calo del -5%, chiudendo a 7,5 miliardi. Secondo Coldiretti ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030. 
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Cronaca
Il vino tra dazi, India e Mercosur
“Il vino ha bisogno di allargare il proprio raggio d’azione. Dobbiamo accelerare sul fronte degli accordi commerciali (Mercosur e India in primis) e investire nella presenza. Il vino attraversa una fase di tensione, non solo negli Usa dove, secondo le nostre stime, il saldo 2025 è del -9% a valore, ma anche nell’extra-Ue (-6,5%)”. Lo ha detto il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, intervenuto alla “Task Force Dazi” della Farnesina, ieri, in presenza del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani (in approfondimento).
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Wine & Food
Il “Premio Gambelli” 2026 a Francesco Baldacci (Basilica Cafaggio)
Francesco Baldacci, nato a Firenze nel 1992, laureato in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze nel 2016 con una tesi sui sottoprodotti della vinificazione in rosso, oggi direttore di cantina (dal 2019) di Basilica Cafaggio - una delle più antiche aziende del territorio, di cui primi documenti risalgono al 1408, nella celebre “Conca d’Oro di Panzano in Chianti” - collaborando con professionalità come quelle di Giuseppe Caviola e Attilio Pagli, è il vincitore del “Premio Gambelli” 2026, il riconoscimento all’enologo “under 40”, promosso da Aset Toscana, il cui lavoro incarna al meglio l’idea di vino portata avanti da Giulio Gambelli, il maestro toscano del Sangiovese (di cui, nel 2025, sono stati celebrati i 100 anni dalla nascita, ndr). La consegna del premio è andata in scena a Montepulciano.
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WineNews.tv
“La qualità del vino è centrale, ma esperienze e attività sono punti di forza per le aziende”
A WineNews, Angelo Riccaboni, presidente del Santa Chiara Lab, emanazione dell’Università di Siena per la ricerca e l’innovazione: “quello che ruota intorno alla qualità del vino, che è primaria, è già fondamentale per le aziende, in molti casi più del 40% del fatturato arriva da questo. Il made in Italy è amato da tutti, ci ritengono speciali, certificarlo ed essere trasparenti con i consumatori è importante. L’immigrazione? Integrare i lavoratori stranieri ed extracomunitari, per molte aziende, in tanti territori, è l’unica alternativa per coltivare i propri collaboratori”.
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