Se questo messaggio non è visualizzato correttamente clicca qui |
N. 4.418 - ore 17:00 - Venerdì 27 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
|
|
| | | Se la Francia ha chiuso un 2025 negativo dal punto di vista delle esportazioni, e l’Italia si avvia a fare altrettanto, considerando gli ultimi dati disponibili relativi a novembre, la Spagna, il terzo produttore di vino al mondo, non inverte il trend. Secondo i dati dell’Agenzia tributaria spagnola (Aeat), analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino (Oive), le esportazioni di vino spagnolo hanno chiuso il 2025 a -5% in valore e -3,4% in volume, per 2,87 miliardi di euro e 1,89 miliardi di litri, ai livelli del 2013. Giù anche gli spumanti: +7,5& in valore (465 milioni di euro) e -10,9% in volume (146 milioni di litri). | |
|
| | In un 2025 difficile per il mercato del vino, oltre la metà delle cantine italiane si è difesa, portando i bilanci in pareggio su un 2024 (va ricordato, da record, almeno all’export, con 8,1 miliardi di euro), mentre più di 4 aziende su 10 hanno visto un calo dei fatturati, seppur contenuto in qualche numero percentuale. Mentre, per il 2026, da poco iniziato, nonostante uno scenario incerto e variabile, dai dazi su un mercato fondamentale come gli Usa, al salutismo, e non solo, il 70% delle aziende si divide tra chi si aspetta stabilità o un po’ di recupero, contro un 30% che, invece, si attende un ulteriore calo, seppur lieve, dei fatturati. Per arginare i quali la stragrande maggioranza delle aziende manterrà stabili gli investimenti in comunicazione, marketing e immagine, mentre una buona parte, 4 su 10, investiranno ancora di più nel supporto alle vendite. È il quadro che emerge dal sondaggio WineNews sulla chiusura del 2025 e le prospettive per il 2026, con la visione di 25 realtà di primissimo piano del vino italiano, che mettono insieme un fatturato aggregato superiore ai 2,5 miliardi di euro (che rappresenta oltre il 17% dell’intero giro d’affari, alla produzione, del settore), con un campione variegato, fatto di piccole aziende di blasone, grandi gruppi strutturati con cantine e brand di prestigio, e cooperative, con marchi importanti e ben posizionati sul mercato. Nel complesso, in generale, il 2025, in termini di bilancio, si è chiuso in parità per il 53% delle aziende, ma in calo (in misura variabile, soprattutto tra il -1% e il -5%) per la stragrande maggioranza delle altre (con residuali, quasi unici, segnali positivi, e comunque di pochissimi punti percentuali). Anche se qualche piccolo segnale di ottimismo si vede, o si cerca di intravedere, da questo inizio di 2026, che, per il 70% delle imprese sarà all’insegna della stabilità o in crescita sul 2025 (con pareri che si dividono esattamente a metà, 35% a testa). Guardando più nel dettaglio (in approfondimento), in Italia, il 58% delle cantine che hanno risposto al sondaggio segnala stabilità, mentre, anche in questo caso, sono di più le cantine che registrano un calo (26%) rispetto ad una crescita (16%). Più variegata, invece, la situazione all’export, dove il 42% dichiara stabilità, il 37% un calo ed il 21% una crescita. | |
|
| | La cucina italiana, Patrimonio Unesco, sale sul palco di Sanremo e diventa protagonista insieme al Maestro della “Canzone italiana” Mogol, che ha ricevuto ieri sera, da Carlo Conti, il premio alla carriera. Mogol, che ha scritto canzoni entrate nell’immaginario e nei ricordi di intere generazioni di italiani, cantate da artisti come Lucio Battisti, Mina, Adriano Celentano e molti altri, è, infatti, anche l’autore di “Vai Italia”, la canzone - cantata da Albano, con il coro dell’Antoniano e i ragazzi di Caivano - che ha accompagnato il riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio Unesco. Per questo il conduttore del Festival ha consegnato al Maestro la casacca da cuoco con lo scudetto della cucina italiana. “Ha portato bene! È stato un onore vederlo all’opera. Grazie Maestro”, ha affermato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. | |
|
| | | Consumi di vino che sono passati da 100 litri a persona nel 1960 ai 33 del 2025, con un pesante calo, ad un terzo dei volumi; rese medie passate da 59 ettolitri ad ettaro nel quadriennio 2000-2004 ai 54 ettolitri del 2020-2024. Ed ancora, una diminuzione progressiva della superficie totale dei vigneti in produzione passata dai 787.000 ettari nel 2009 ai 744.000 del 2024. Basterebbero questi dati per capire la situazione di difficoltà che il mondo del vino francese, ormai da tempo, sta attraversando, mentre l’estirpazione dei vigneti va avanti e, allo stesso tempo, consumi ed export sono in calo. Dati diffusi nei giorni scorsi al “Salon International de l’Agriculture” di Parigi, il più grande evento di settore oltralpe, dove il Ministro dell’Agricoltura, Annie Genevard, ha presentato le prime conclusioni della fase nazionale delle conferenze sulla sovranità alimentare. Secondo lo studio su vari settori, tra cui li vino, sotto l'egida di “France AgriMaire”, emerge anche un allarme demografico: non solo i giovani bevono meno, ma abbandonano anche la vigna come attività. Nel 2024, circa 2.700 viticoltori hanno cessato l’attività, “sostituiti” solo da 1.328 nuovi agricoltori, di cui solo 825 giovani sotto i 40 anni. In altre parole, per ogni persona che va in pensione, nel settore, solo 0,3 giovani sotto i 40 anni prendono il suo posto … | |
|
| | | Con la loro bellezza celebrata da Goethe, i Parchi Archeologici di Paestum e Velia, Patrimonio Unesco, custodiscono tra i loro templi la storia della Magna Grecia e di Enotria, tra quei vitigni che, dai Greci e Lucani ad oggi, hanno segnato la rinascita del Cilento, “culla” della Dieta Mediterranea. Ecco lo sfondo del “Paestum Wine Fest Business” 2026, il salone del vino del Centro e Sud Italia (1-3 marzo), ideato da Angelo Zarra con Alessandro Rossi, con oltre 200 cantine e consorzi di tutta Italia e il “Premio alla carriera” al giornalista Alessandro Regoli, direttore WineNews. | |
|
| | Dal Parmigiano Reggiano al Lambrusco, dal Prosciutto di Parma al Trebbiano, dal Grana Padano al Sangiovese di Romagna, e non solo, l’Emilia-Romagna, forte di una Dop Economy che 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni di euro generati dal comparto vitivinicolo, continua a promuoversi agli occhi del mondo unendo vino e cibo. E così, a Vinitaly 2026, a Verona (12-15 aprile), con la Regione Emilia-Romagna, i produttori di vino, saranno “accompagnati” dalla cucina dello chef Carlo Cracco, milanese di nascita (ed a Milano si trova il suo locale stellato Cracco in Galleria), ma romagnolo di adozione (a Santarcangelo di Romagna, con la moglie Rosa Fanti ha creato VistaMare, azienda agricola in cui produce vino), che, con il ristorante “Cracco a Vinitaly”, raccoglierà il testimone da Massimo Bottura, protagonista in fiera, nel 2025, con il ristorante “... al Massimo”. | |
|
| | | A WineNews, da “Sana Food” e “Slow Wine Fair” 2026, Gianpiero Calzolari, presidente Bologna Fiere, sempre più “hub fieristico” enoico, in Italia e non solo. Che, oltre a “Slow Wine Fair”, “Champagne Experience” (con Excellence Sidi) e “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti” by Fivi, nel Belpaese, sta per debuttare anche a Londra, con il progetto “Wine Experiences”. “Le fiere servono anche a superare momenti di difficoltà come questi, per il settore. Sinergie tra vino e altri settori, come avviene a “Sana Food”? Possiamo pensarci, dipende dagli interlocutori”. | |
|
|
|