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N. 4.537 - ore 17:00 - Martedì 11 Agosto 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | È nata come cantina ad “azionariato diffuso” e si allarga ancora. Willamette Valley Vineyards, leader del Pinot Nero americano e nata in Oregon con un crowfunding nel 1989, invita nuovamente tutti gli appassionati di vino a diventare suoi azionisti attraverso una limitata Preferred Stock Offering da 1,75 milioni di dollari. Fino al 30 settembre 2026 le azioni della cantina, quotate in borsa all’indice Nasdaq, sono disponibili a 3,45 dollari ciascuna, con un investimento minimo di 300 azioni e un massimo di 5.000. Chi investirà sull’azienda potrà percepire un dividendo annuale del 6,3% oppure scegliere di ricevere un credito monetario da spendere in struttura. | |
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| | Dopo mesi di sensibile recupero, in un contesto, comunque, negativo, sembra “stabilizzarsi”, almeno in valore, il trend dell’export del vino italiano a maggio 2026. Con i mercati principali, dagli Stati Uniti alla Germania fino al Regno Unito, che, però, peggiorano le performance riscontrate ad aprile 2026. Lo dicono i dati Istat, pubblicati oggi, ed analizzati da WineNews: da gennaio a maggio 2026 le esportazioni di vino italiano hanno sfiorato i 3 miliardi di euro (2,98 miliardi di euro), -6,86% sullo stesso periodo temporale 2025 e dato percentuale che, di fatto, non si discosta dall’andamento di aprile 2026. A livello di volumi esportati il risultato è di 809,1 milioni di litri e, quindi, del -5% sui primi 5 mesi 2025, dato, questo, in peggioramento anche dal -3,7% di aprile 2026. Gli Stati Uniti, il mercato n. 1 del vino italiano, hanno importato per 709 milioni di euro, e il confronto con il 2025 resta ampiamente negativo (-15,4%) e in linea con quanto rilevato nel primo quadrimestre 2026, anche se i volumi calano sensibilmente nei confronti dell’ultimo bollettino, scivolando a -6% sul 2025, per un quantitativo pari a 141,5 milioni di litri. La Germania resta il mercato n. 1 europeo e il n. 2 al mondo per il vino italiano, che qui ha esportato per 439,1 milioni di euro (-8,2% sul 2025) e con volumi a -9,3% (180 milioni di litri). Giù anche il Regno Unito a 278,5 milioni di euro (-6,5%) e con volumi che, sempre nel confronto tra i primi 5 mesi 2025 e quelli del 2026, segnano -6,6% (88,5 milioni di litri). Il Canada, a 159,5 milioni di euro, è stabile sullo stesso periodo 2025. Dietro ci sono Svizzera a 143,8 milioni di euro (-12,7%) e Francia a 127,1 milioni di euro (-2,9%). Il mercato dei Paesi Bassi vale 97,9 milioni di euro (-6,6%), quello del Belgio cala a doppia cifra a 79,2 milioni di euro (-12,6%). Si avvicinano Svezia a 78,4 milioni di euro (-2,4%) e Russia a 71,9 milioni di euro (+17,4%). Per quanto riguarda il mercato orientale, il Giappone è stabile (-0,2%) a 99,7 milioni di euro; ottimo, invece, in percentuale, il risultato della Cina che, pur partendo da valori più bassi, tocca i 34,1 milioni di euro, +18% sul 2025. Tra le sorprese, liete, c’è l’emergente Brasile a 16,9 milioni di euro (+15,2%), mentre non arrivano buone notizie dall’Australia dove l’export ha toccato i 23,4 milioni di euro (-16,9%). | |
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| | A partire da questo 2026, il colosso australiano Treasury Wine Estates ridurrà i volumi di produzione dei propri vigneti in Usa, ne metterà a riposo altri, per ridurre il quantitativo annuale di uva conferita, e procederà alle “relative svalutazioni delle attività per riflettere il minore utilizzo futuro previsto dell’intera rete, sia per i vigneti di proprietà sia per quelli in leasing”. E, ancora, procederà a “svalutare le scorte, prevalentemente vino sfuso, che Twe prevede di gestire mediante la vendita sui mercati del vino sfuso e tramite riclassificazioni interne”. Lo spiega una nota della stessa Treasury, annunciando un’operazione che “costerà” 558,4 milioni di dollari, “relativi alla svalutazione non monetaria di attività situate negli Stati Uniti e ad un’ulteriore svalutazione dei marchi” (in particolare Daou, Frank Family Vineyards e Beaulieu Vineyard, tutti in California, ndr). | |
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| | | Dal “no” ad un piano generale di estirpazione dei vigneti per riequilibrare offerta e domanda, ad un ''sì'', dove c’è bisogno, ma con un “piano B” per salvaguardare gli agricoltori: è un cambio di rotta ed un’apertura ad una misura controversa, quella del finanziamento dell’espianto dei vigneti (ma già ampiamente adottata in Francia e in altri Paesi produttori, ndr), quello che arriva dalle parole di Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini - Uiv (e produttore alla guida del gruppo Frescobaldi), che fino ad oggi, in un dibattito ancora apertissimo nella filiera su quali misure adottare per ridurre una produzione di vino che in parte non trova mercato (al 31 luglio nelle cantine italiane ci sono ancora 42,6 milioni di ettolitri di vino, +6,9% sul 31 luglio 2025, secondo dati “Cantina Italia” by Icqrf), ha puntato soprattutto sulla riduzione delle rese per i vini generici (difficile da praticare e insostenibile in certe zone che vivono anche di quantità, secondo molti, ndr), oltre che sullo stop alle autorizzazioni ai nuovi impianti (che, però, anche in questo caso, fatto in maniera generalizzata, penalizzerebbe denominazioni e produttori che, comunque, anche in questa fase generale di contrazione, riescono a crescere, ndr). Mentre ora arriva anche questa apertura sugli espianti “a condizione di” (in approfondimento). | |
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| | | Sandra Misale, 41 anni, nata in Calabria, è a capo di un laboratorio col suo nome alla Johns Hopkins University di Baltimora. Se oggi i malati di cancro al pancreas o al colon, e non solo, possono sperare in una cura più efficace, lo devono anche a lei. Ed a lei, il 19 settembre, a Montalcino, sarà consegnato il “Premio Casato Prime Donne” della cantina tutta al femminile “Casato Prime Donne” di Donatella Cinelli Colombini. Nella sezione giornalistica, premiati Francesca Ciancio (freelance e anche collaboratrice di WineNews) e Andrea Cuomo (“Il Giornale”). | |
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| | Tornano a volare le api a Gaza City, nonostante il drammatico conflitto bellico tra Israele e Hamas, ormai in essere dal 2023, che ha devastato, tra le altre cose, anche l’area di Tel al-Hawa, un quartiere residenziale un tempo luogo di biodiversità urbana e che prima ospitava palme da dattero, ulivi, agrumi e giardini. Ma anche alveari: che erano più di 40.000 prima dello scoppio della guerra per oltre 450 apicoltori con 1.000 famiglie che lavoravano grazie all’apicoltura. Ma un piccolo segnale di resistenza è arrivato nei giorni scorsi: sul tetto di un edificio residenziale la Cooperativa degli Apicoltori nella Striscia di Gaza ha ripreso la propria attività ripartendo da 35 alveari dopo che la guerra ha spazzato via il 95% del settore apistico in Palestina. Una sfida tra le macerie ed un messaggio simbolico di resistenza e speranza. | |
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| | | Un viaggio lungo la strada di un Sangiovese “marittimo”, e tra le strategie vinicole ed enoturistiche di una denominazione in evoluzione. Per una “cartolina sensoriale” che evoca la bellezza di un territorio: il Morellino di Scansano e la sua Maremma. Le voci di Alessio Durazzi e Bernardo Guicciardini Calamai, dg e presidente Consorzio Morellino di Scansano, dei produttori Francesca Romana Terenzi (Terenzi), Sergio Bucci (Vignaioli del Morellino di Scansano) e della chef Valeria Piccini del ristorante Caino, due stelle Michelin. | |
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