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N. 4.477 - ore 17:00 - Lunedì 18 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | “La nuova Cantina del Cabreo è la sintesi perfetta tra identità aziendale, visione imprenditoriale e futuro”: così Giovanni Folonari, alla guida della Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, ha sintetizzato la nuova cantina del Cabreo, a Greve in Chianti, in un progetto (in approfondimento) che unisce funzionalità, bellezza ed enoturismo, inaugurata nei giorni scorsi. E realizzata con un investimento importante, da 7 milioni di euro. Che “in un frangente macroeconomico instabile, segnato da dazi internazionali, conflitti e campagne di disinformazione sui rischi legati al consumo di alcolici, costituisce una precisa e ponderata mossa controcorrente”. | |
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| | Una discesa che prosegue, e che continua preoccupare, con un rallentamento evidente sul 2025, ma con un impatto, a livello percentuale, inferiore a quello riscontrato nel mese precedente e che porta, perlomeno, un lieve sentiment di fiducia. L’export del vino italiano, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, si attesta a 1 miliardo di euro in valore nel dato cumulativo di febbraio 2026, a -13,3% sullo stesso periodo 2025. Se il primo “bollettino” di gennaio 2026 segnava -18,7% in valore, quello del singolo mese di febbraio dice -8,2% mostrando, pur nelle tante difficoltà, segnali di miglioramento. E anche i volumi fanno un balzo notevole recuperando molto il gap accumulato nel mese precedente: in totale sono 158 milioni di ettolitri a febbraio 2026, -3,2% sul primo bimestre 2025 (ma non va dimenticato il -13,3% di gennaio 2026). Una fotografia che si può sovrapporre al dato degli Stati Uniti, scesi a 243,4 milioni di euro in valore nel primo bimestre 2026 con un netto -27,48% nel confronto con il 2025 (ma era -35,2% a gennaio 2026) e confermandosi, di gran lunga, il mercato di riferimento per il vino italiano. I volumi toccano, invece, 27,3 milioni di ettolitri (-11,5%), dato percentuale che migliora il -19,3% di gennaio 2026. Andamento simile per la Germania, il primo approdo europeo per il vino italiano, che si avvicina a 162,7 milioni di euro di export, -9,1% sullo stesso periodo 2025, ma in progresso su gennaio 2026 (era -15,1%). Dietro ci sono Gran Bretagna a 93,4 milioni di euro (-12,9%), e che risale dal -18,6% di gennaio 2026, ed il Canada che, con 60,78 milioni di euro di import, si attesta a -2,5% migliorando di 6 punti percentuali il dato del mese precedente. Il trend - un forte calo nel primo bimestre 2026 sul primo bimestre 2025, ma con miglioramenti registrati tra gennaio 2026 e febbraio 2026 - appare, quindi, una costante in tutti i più importanti partner (perlomeno i top 5), anche se non mancano le eccezioni. Restando ai dati cumulativi di febbraio 2026, la Svizzera è a 50,5 milioni di euro (-15,3%), la Francia a 39,1 milioni di euro (-4,1%), i Paesi Bassi a 34,27 milioni di euro (-8,6%), il Belgio a 29,6 milioni di euro (-17,5%). Il Giappone scende a 24,5 milioni di euro (-8,3%), cresce la Russia (+45,2%) a 29,1 milioni di euro. Bene anche la Cina a 10,6 milioni di euro (+13,6%). | |
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| | Bastano un sax ed una consolle per portare l’arte in cantina? Quali sono le condizioni necessarie per fare incontrare questi due mondi? Le cantine possono diventare presidi culturali stabili dell’arte? Quanto il vino contribuisce ad amplificare l’arte? Domande al centro del talk “Vigna e cantina: paesaggio e contenitore culturale” (in approfondimento), con le prestigiose partecipazioni dell’architetto del paesaggio Patrizia Pozzi (creatrice, tra le altre cose, del parco agri-culturale di Villa Tasca a Palermo e del progetto di riqualificazione di San Siro a Milano), e di Agata Polizzi, storica dell’arte e curatrice indipendente (con, all’attivo, la collaborazione tra la Fondazione Mario Merz di Torino e Planeta, e direttrice editoriale “My Art Guide Italia”), insieme al giornalista gastronomico Francesco Seminara, a “Sicilia en Primeur” 2026 firmata Assovini Sicilia. | |
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| | | Che nel settore del vino e nelle aziende, di ogni dimensione, ci sia preoccupazione per lo scenario macroeconomico e geopolitico che, insieme ad altri fattori (perdita del potere di acquisto, cambiamento generazionale, “salutismo”), penalizza i consumi, e, quindi, incide sulle vendite e sulle marginalità delle cantine, è un dato di fatto. E tra i “sintomi” di questo nervosismo legittimo che attraversa il settore, emerge un’accelerazione, in qualche modo anomala, rispetto alla norma, del “turnover” di manager, direttori generali e responsabili vendite (Italia o estero) tra le cantine del Belpaese, come si nota dai tanti comunicati di nuove nomine che arrivano copiosi, negli ultimi mesi, così come dai confronti che WineNews, nel suo raccontare il mondo del vino, ha quotidianamente con tanti imprenditori del settore. I motivi possono essere tanti. In primis, da quello che si respira o dalle chiacchiere a microfoni spenti, incidono le crescenti complessità del mercato, che, in molti casi, portano le aziende a dover rivedere i propri piani legati a risultati magari sotto le attese. Un po’ come avviene, per fare un paragone banale, con le squadre di calcio che cambiano allenatore, sperando in un inversione di rotta o, comunque, in un miglioramento delle performance, ma non solo (continua in approfondimento). | |
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| | | Consolidare la crescita in una Cina che è partita bene, nel 2026, per il vino italiano (export a +13,6% nei primi due mesi sul 2025, per 10,6 milioni di euro, dai dati Istat analizzati da WineNews); invertire la rotta in quel Brasile che è al centro del Mercosur, per quanto riguarda il vino, ma partito in sordina nell’anno in corso (-2,8% nei primi due mesi, a 5,4 milioni di euro): erano gli obiettivi, centrati (in approfondimento) del doppio appuntamento firmato Vinitaly e Veronafiere, nei giorni scorsi, con Wine South America (a Bento Gonçalves) e Wine To Asia (a Shenzhen). | |
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| | “L’Amarone non è un vino fermo nel tempo, ma un linguaggio che evolve. Oggi la sfida non è più spiegare cosa sia, ma come proporlo in modo attuale: nella sua versatilità, nella precisione stilistica e nella sua naturale vocazione alla tavola. Tempo, servizio e scelta diventano leve decisive per renderlo più accessibile e rilevante nella ristorazione. Il confronto tra annate ci consente di raccontare un’identità solida e riconoscibile, che si rinnova nel modo in cui viene interpretata e proposta”. È il “messaggio in bottiglia” delle Famiglie Storiche (Tommasi, Torre d’Orti, Guerrieri Rizzardi, Bertani, Allegrini, Zenato, Brigaldara, Tenuta Sant’Antonio, Speri, Musella, Masi, Begali e Tedeschi), “custodi dell’identità dell’Amarone e che ne guidano l’evoluzione”, lanciato in una masterclass di confronto tra le annate 2012, 2016 e 2021. | |
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| | | “Il passaggio dell’Etna a Docg lo vedo come doveroso: se effettivamente siamo maturi e all’altezza allora possiamo permetterci anche un controllo ed una garanzia in più da dare al consumatore. Ma non farei una classificazione “rossista vs bianchista”: ogni luogo dell’Etna può esprimere sia grandi bianchi che grandi rossi, l’importante è non seguire le mode. Gli investimenti da fuori? Bene se si fanno con rispetto, male se è solo per la parte commerciale”. Così, a WineNews, Salvo Foti, enologo e vigneron con I vigneri, tra i protagonisti della “rinascita enologica” del vulcano siciliano. | |
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