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N. 4.451 - ore 17:00 - Sabato 11 Aprile 2026 - Speciale Vinitaly - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Un viaggio nel vino italiano, e un assaggio di Vinitaly 2026 (Veronafiere, 12-15 aprile), con 150 cantine dai territori top selezionate da “Wine Spectator”, tra “Legacy Icons” (31 presenti in tutte le edizioni, “produttori che, grazie ad una costante attenzione all’eccellenza qualitativa, hanno avuto un impatto storico sul vino italiano”), “Classics” (69 “leader nelle loro regioni, con un curriculum qualitativo importante”) e “New Voices” (50 “fondate a partire dal 1990, selezionate per la capacità di garantire qualità, innovazione e una continua evoluzione del vino italiano”): ecco “OperaWine”, oggi a Verona, tradizionale prologo dell’evento di riferimento del vino italiano. | |
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| | Un messaggio di fiducia, per un settore pilastro del made in Italy e che ha un forte appeal nel mondo, ma anche di vicinanza, da parte delle istituzioni, per affrontare le nuove sfide che il vino dovrà superare in questo periodo di profondi cambiamenti. Il tutto, con la consapevolezza che il “savoir faire” italiano, la spinta dell’enoturismo e della Cucina Italiana Patrimonio Unesco, possono essere dei validi alleati per guardare avanti con positività. È il “sentiment” che si respira ad “OperaWine”, la prestigiosa degustazione alla vigilia di Vinitaly 2026, con 150 aziende portabandiera del vino italiano negli States, firmate dalla rivista Usa “Wine Spectator” per Veronafiere, oggi alle Gallerie Mercatali a Verona. Dove, se Gianni Bruno, dg vicario Veronafiere, ha ricordato come “si tratti di un’edizione speciale, la n. 15”, tagliando il nastro con Alison Napjus e Bruce Sanderson, senior editor “Wine Spectator”, l’executive editor rivista Usa, Jeffery Lindenmuth, ha sottolineato il ruolo della nuova generazione dei vignaioli italiani (protagonisti anche della copertina di Aprile 2026 che “Wine Spectator” ha dedicato all’Italia del vino). Federico Bricolo, presidente Veronafiere, ha rimarcato la vicinanza da parte delle istituzioni al comparto vino, mentre Matteo Zoppas, presidente Ita-Italian Trade Agency, ha ricordato (come già in un’intervista, nei giorni scorsi, a WineNews, ndr) che “il consolidamento in Usa è cruciale, perché il mercato a gennaio 2026 ha espresso un -35% su gennaio 2025”. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha evidenziato che “Vinitaly è la vetrina dell’Italia. Il vino per l’Italia è cultura, è il segno della nostra civiltà, un simbolo, ma anche una voce importantissima delle nostre esportazioni”. Il neo Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha spiegato che “mi dedicherò all’enoturismo, perché portare turisti nelle cantine è importante culturalmente, ma anche economicamente grazie al canale della vendita diretta”. Chiusura affidata al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida che ha rimarcato la centralità di Vinitaly e Veronafiere. “Verona è il punto di riferimento mondiale del vino. A Vinitaly, a differenza di altre fiere, non si vende solo vino, ma si ragiona”. | |
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| | L’attualità più stringente, con i suoi imprevedibili mutamenti, ma anche trend nuovi o consolidati, dall’enoturismo, sempre più importante per le cantine, alla nuova frontiera, inesplorata, ma promettente, dei vini No-Lo, dalle normative Ue fondamentali per il settore, come Pac e Ocm, agli accordi internazionali per aprire nuovi mercati, ma anche la questione, caldissima, dell’efficienza energetica: Vinitaly 2026 è, come sempre, il luogo per eccellenza di dialogo e confronto per approfondire il presente ed il futuro del vino italiano (e non solo) con studi, ricerche, dibattiti e convegni. A partire da domani, con l’“Opening Ceremony” con i vertici Veronafiere e Ita-Italian Trade Agency, tanta politica italiana ed europea, ed il talk “Le geografie del vino, antiche vie e nuove rotte” con la filiera, da Federvini ad Unione Italiana Vini-Uiv. | |
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| | | Esiste un modo di bere all’italiana? A rispondere, sono le mille degustazioni di Vinitaly. Il 12 aprile, dalle “Cantine top e i vini dell’enoturismo” con Luciano Ferraro, vice direttore “Corriere della Sera”, a Barolo e Chianti Classico per “Wine Spectator”, dai “MicroMegaWines” di Ian D’Agata, ai “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso, dall’”archivio” del Trentodoc Ferrari all’“Anima vulcanica” di Etna e Pantelleria, dai vini meno noti di Toscana al Franciacorta. Il 13 aprile, dai Vini della Valpolicella e il Parmigiano, ai “The Reason Whyte” (Grand Tasting), dai vini del Comitato Historical Super Tuscans, ai vini di Campania per le wine experts, dal Sangue d’Oro di Carole Bouquet e Pasqua, al Sangiovese e le varietà francesi per Artimino, dal Seminario Masi, alla mappa dell’Alta Langa, e al Classese dell’Oltrepò. E, il 14 aprile, dal primo brindisi dell’Asti Rosé a “Dal Pinot Nero alla Monica, dal Bellone al Cabernet Sauvignon, dal Barolo all’Amarone, passando per la Germania e la Cina” alle “Eccellenze d’Italia: Viaggio nelle Grandi Annate delle Cantine Storiche” (Grand Tasting) con Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, e Ferraro, dal vino Toscana Igt al Brunello di Montalcino Riserva, dagli Amarone delle Famiglie Storiche, al Verdicchio marchigiano, per finire, con la longevità dei bianchi del Friuli, il 15 aprile. | |
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| | | Tra le tante serate del dopofiera, tra ville antiche, location raffinate ed eventi glamour, c’è la cena di gala by Caviro, la più grande cooperativa vitivinicola d’Italia, che festeggia i 60 anni con un party a Palazzo Verità Poeta. Special guest il comico Nino Frassica, nuova voce e volto della campagna di rilancio del Tavernello, su tutte le principali emittenti nazionali e sulle piattaforme digitali, per la valorizzazione di quello che, a suo modo, è un vino icona dell’Italia, brand tricolore più venduto nel mondo e simbolo di Caviro. | |
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| | Omaggiare il “re” dell’assemblage, l’“uomo che ha inventato il vino moderno” citando Marco Caprai, e un “monumento dell’enologia” come ha detto, a WineNews, per la sua scomparsa, Lodovico Antinori, che lo chiamò in Italia per produrre miti come Ornellaia, Masseto e Biserno: lo farà, a Vinitaly, Caprai, leader del Sagrantino di Montefalco, con i vini creati con Michel Rolland, il più grande enologo della nostra epoca. Come lo è stato Giacomo Tachis, figura chiave e rivoluzionaria nella produzione di vino in chiave moderna (del quale WineNews comunicò al mondo la scomparsa), ricordato nella masterclass “10 anni dopo Tachis-I vini che hanno cambiato l’Italia” da “Somm is the Future” e Assoenologi, con la figlia Ilaria Tachis e Argiolas, Donnafugata, Umani Ronchi, Casale Falchini, Tenuta San Guido, San Leonardo, Podere La Villa a Feudi del Pisciotto. | |
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| | | La “love story” tra gli Usa, primo mercato, e il vino italiano è ancora così forte, nonostante dazi, salutismo e consumi che cambiano? “Assolutamente sì, in Usa ci sono tantissimo vino italiano e molta energia. Dai grandi classici, con Toscana e Piemonte in testa, all’interesse tra i più giovani per novità come la Sicilia, ma con molta apertura per nuove sorprese, come lo sono stati rosé e Prosecco”. Così, a WineNews, Alison Napjus, senior editor “Wine Spectator”, da “OperaWine”, oggi a Verona, il prologo di Vinitaly 2026 con 150 cantine top d’Italia selezionate dalla rivista Usa. | |
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