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N. 4.510 - ore 17:00 - Venerdì 3 Luglio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il suo sogno lo sta vivendo con la maglia del Brasile nel Mondiale di Calcio che sogna di vincere per coronare una straordinaria carriera. Ma Neymar Jr, calciatore tra i più forti della propria epoca, non guarda solo al pallone, perché i suoi interessi superano lo sport abbracciando anche il vino. La famiglia Neymar ha infatti lanciato “Le Prince”, marchio creato in collaborazione con la holding Jlx, che si articola in un portfolio da 7 etichette, curato dal brasiliano Dirceu Vianna Júnior, Master of Wine, e che abbraccia zone vitivinicole di Francia, Spagna e Cile, con prezzi che vanno da 10 euro fino ad oltre 8.000 euro a bottiglia ... | |
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| | La vendemmia 2026 si avvicina, ma nelle cantine italiane, nel complesso, c’è più di un’annata produttiva media in stoccaggio (49,1 milioni di ettolitri al 31 maggio 2026), e tanti territori importanti hanno già deciso o stanno decidendo di adottare misure di contenimento e gestione dell’offerta, in primis con tagli di rese sui disciplinari, ma non solo, per contenere la produzione ed evitare cali dei prezzi degli sfusi che, come WineNews approfondirà più avanti, mostrano in tante zone, anche di pregio, dinamiche negative. In ogni caso, tra gli altri, è di queste ore la richiesta inviata dal Consorzio Toscana Igt alla Regione Toscana, per abbassare le rese del 20%: da 170 a 136 quintali per ettaro per i vini bianchi, e da 160 a 128 per i vini rossi. Una strada, restando in Toscana, già percorsa da diversi consorzi. Come quello del Brunello di Montalcino, che ha da tempo deciso di tagliare da 80 a 70 quintali ad ettaro (escluso il primo ettaro) la resa per il 2026, o come quello del Chianti, che ha confermato, come nel 2025, la richiesta del taglio del 20% delle rese, per tutte le tipologie, anche in questo caso in attesa di approvazione dalla Regione. Come lo è l’istanza avanzata dal Chianti Classico, che, come lo scorso anno, ha richiesto la riduzione di 10 quintali per ettaro, da 75 a 65, o in alternativa la possibilità, per le aziende, di declassare una pari quantità di resa in vino dalle ultime tre annate precedenti. In Veneto, invece, tra gli altri, il Consorzio della Valpolicella, già dal 2025, e per tre anni, aveva deliberato un taglio di resa per ettaro da 120 a 100 quintali di uva, di cui 20 destinati a stoccaggio. Il Soave ha ridotto del 50% la superficie potenzialmente rivendicabile a Doc per ogni produttore, mentre la più grande denominazione bianchista italiana, quella del Pinot Grigio delle Venezie, ha deliberato una riduzione delle rese a 160 quintali per ettaro, di cui 30 destinati a stoccaggio. In Piemonte il Consorzio del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha deliberato per un taglio del 10% (a 90 quintali per ettaro) per Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba Doc, mentre per ora non sono previste riduzioni di resa per i Nebbiolo destinati a Barolo e Barbaresco. Mentre quello della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ha deciso di ridurre la resa per la Barbera d’Asti da 90 a 85 quintali per ettaro. | |
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| | Anche quest’anno niente tifo per la nostra Nazionale ai Mondiali, eppure l’evento continua a catalizzare l’attenzione: secondo l’indagine sul “Sentiment della Ristorazione” della società Circana, con dati rilevati a giugno, il 67% degli italiani dichiara di voler seguire le partite, con un coinvolgimento particolarmente elevato tra i giovani (78% tra i 18-34 anni, rispetto al 63% degli over 55). L’evento si conferma una leva importante per il delivery: il 16% di chi guarda da casa prevede di ordinare cibo; il 13% prevede di ordinare bevande. I giovani trainano questa dinamica: tra i 18-34 anni, il 29% ordina cibo e il 33% bevande, mentre tra gli over 55, le percentuali si fermano rispettivamente al 7% e al 3%. Tra le preferenze di consumo, la pizza domina con il 51%. Per le bevande, primeggia la birra (56%), davanti alle bibite gassate (15%). | |
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| | | Il canale della ristorazione rimane un approdo centrale per il vino di maggior qualità e pregio che, allo stesso tempo, è un prodotto in grado di elevare in modo decisivo l’esperienza vissuta in un locale, dando vita ad un binomio imprescindibile tra calice e convivialità. Con i consumi di vino che, però, stanno attraversando una evoluzione (e anche una contrazione nel suddetto canale), con la variabile del prezzo che assume un ruolo sempre più centrale, senza dimenticare i trend delle nuove generazioni che guardano al consumo al calice, a scapito della bottiglia, mostrando un interesse crescente verso proposte come vini biologici o naturali e, in misura più selettiva, per i vini senza alcol o a basso contenuto alcolico: un trend, quest’ultimo, da analizzare con equilibrio e che non mette in discussione la centralità delle categorie tradizionali, ma, piuttosto, conferma l’importanza per le imprese di intercettare nuovi linguaggi di consumo e occasioni diverse, anche in chiave generazionale. Sono alcune evidenze dell’analisi di Tradelab per Federvini (in approfondimento), che fotografa un mercato dei consumi complessivi fuori casa in Italia che ha chiuso il 2025 con un valore pari a 102 miliardi di euro. E con il vino che è fondamentale per un’esperienza di qualità al ristorante per l’88% dei consumatori. | |
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| | | Esselunga, uno dei big nel settore della grande distribuzione, ha inaugurato a Milano, in Piazza Risorgimento, il suo primo ristorante. Fa parte del nuovo negozio “LaEsse”, struttura che si sviluppa su due livelli e che al primo piano ospita proprio il bistrot: “una nuova tappa - ha spiegato l’azienda - nell’evoluzione del modello di ristorazione Esselunga”. Un luogo di convivialità, dalla colazione all’aperitivo, e con un’enoteca di 130 metri quadrati con sommelier, oltre 600 referenze e un caveau dedicato alle etichette più pregiate. | |
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| | Costi di produzione e materie prime in aumento e inflazione, come accade per tutte le merci ed i beni, ma anche la “shrinkflation”, ovvero quel fenomeno per cui le porzioni di un certo prodotto confezionato si riducono ed il prezzo unitario resta lo stesso di prima. Sono questi, in estrema sintesi, i motivi dietro al rincaro di un prodotto molto in voga di questi tempi, e con questo caldo, come i gelati confezionati, piccolo sfizio di fine pasto, o magari merenda, che milioni di italiani consumano ogni giorno. Almeno secondo l’indagine di Altroconsumo, stando alla quale i prezzi di coppette, coni e così via da consumare a casa, negli ultimi 5 anni, sono aumentati di quasi il 40%, ben oltre l’inflazione alimentare, con picchi del 75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione.
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| | | Da “Identità Golose”, con WineNews, c’è Maddalena Fossati, direttrice de “La Cucina Italiana”, da cui è partita l’idea di candidare la cucina italiana a Patrimonio Unesco. Un riconoscimento all’identità tricolore: dai campi alle università, fino alle cucine di casa, perché “non tocca solo la ristorazione, ma tutti, dai pranzi domenicali alle serate “da una pasta e via”. Tocca ciò che definisce chi siamo”, e ha fatto sì che “non si era mai parlato di cucina italiana in modo così preponderante ed evidenzia come la cucina è prima di tutto cultura, non solo mangiare. Il vino? È protagonista nella tavola italiana”. | |
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