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WineNews
N. 4.506 - ore 17:00 - Lunedì 29 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Vino, la foto dell’anno
La suggestiva foto di un operaio di una cantina, intento a rimuovere i residui di vino da una cisterna sotterranea: “In the Depths of Deposit” del fotografo spagnolo Juan Miguel Ortuño Martinez si aggiudica il premio “Louis Jadot Wine Photographer of the Year”. È uno dei riconoscimenti del “World Food Photography Awards” 2026, concorso che celebra il meglio della fotografia food & wine a livello mondiale. Aperto a fotografi professionisti e non professionisti, il concorso apre lo scenario a storie di cibo da tutto il mondo, raccontate attraverso paesaggi, ritratti, viaggi, matrimoni, fotogiornalismo e ogni altro stile fotografico.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Caldo in vigna, “niente panico”. Ma i primi effetti sui grappoli si iniziano a vedere
In attesa delle piogge previste che, tutti sperano, portino un po’ di refrigerio, il grande caldo che attanaglia l’Europa e l’Italia e riempie le cronache, da giorni, è al centro delle attenzioni anche in vigna. E se ancora non si deve parlare di emergenza, sperando, però, che il meteo sia più clemente nei prossimi giorni, come ha spiegato a WineNews, nei giorni scorsi, il professor Leonardo Valenti, docente di Viticoltura all’Università di Milano e tra i più importanti esperti italiani, anche Giovanni Bigot, agronomo e creatore dell’“indice Bigot”, che monitora, secondo diversi parametri, la salute dei vigneti, dice “niente panico”, anche se qualche problema inizia ad esserci. “Il problema del caldo si sente anche nelle vigne. In generale, con queste condizioni climatiche, ovvero temperature elevate e in alcuni casi molta ventilazione, molti suoli in 10 giorni hanno perso quasi 60 millimetri di acqua, un terzo delle riserve idriche medie. Inoltre, qualche fenomeno di disseccamento di parte dei grappoli, e di scottatura, c’è già e quello è irreversibile. Diciamo che grandi danni non sono ancora diffusi, ma si iniziano a vedere. Soprattutto al Nord. In parte il problema è legato anche al fatto che questa forte ondata di calore non ha consentito grandi tempi di ambientamento alla vite, che, in generale, aveva visto una prima parte della stagione fresca e piovosa, ed il caldo repentino ha portato qualche squilibrio sulle piante, i cui effetti si iniziano a notare”. Questo, ovviamente, non vuol dire che la vendemmia 2026 sia compromessa. Ma, sottolinea Bigot, “come sempre in fasi di difficoltà si evidenziano le differenze tra i vecchi vigneti e quelli più giovani, con i primi che si adattano e si autoregolano meglio dei secondi; e si evidenziano le differenze tra chi ha curato meglio la vigna, il suolo, la chioma, ha utilizzato bene le reti ombreggianti, e chi non lo ha fatto” . “La questione è sempre la stessa, non abbiamo ancora messo in pratica quelle politiche che potevano servire - aggiunge Valenti - come la copertura delle uve con reti o con altri sistemi, e, quindi, andiamo incontro a quelle che sono le problematiche dell’annata. Come per tutte le cose, c’è un limite oltre cui non si può andare. Ancora non si è raggiunto quel limite, però, se continuasse così - e io spero ardentemente di no - potremmo avere problemi”.
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Gli americani e la cultura del vino
“È tempo che noi americani riaccendiamo la nostra passione per la cultura del vino, ancora ricca di possibilità in America (anche se in questo campo ammiriamo molto l’Italia). Dopotutto, i Padri Fondatori bevevano vino quando firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza”. Lo scrive, per WineNews, la wine writer statunitense Karen MacNeil (giornalista e autrice, tra gli altri, del pluripremiato libro “The Wine Bible”), nel 250° anniversario della nascita degli Usa, che sarà celebrato il 4 luglio. A partire da quel brindisi “nazionale”, nel 1986, per la riaccensione della Statua della Libertà. “Da allora molte cose sono cambiate - sostiene MacNeil - e oggi è difficile immaginare una sala piena di politici americani che brindano insieme con il vino. Come americani, abbiamo bisogno di riempire nuovamente i nostri cuori (e i nostri calici) di tutto ciò che è ancora possibile”...
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Focus
La “Nazionale italiana del vino” con Coldiretti “Ct”
Per una Nazionale italiana di Calcio che è assente “pesante” ai Mondiali di Usa, Messico e Canada, ad una nazionale che, nonostante mille difficoltà, è sempre vincente negli States. Ovvero la “Nazionale italiana del vino”, progetto promosso da Coldiretti in occasione dei Mondiali di Calcio per rafforzare la presenza e la percezione del vino tricolore sui mercati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, attraverso un’azione integrata di promozione, comunicazione e presidio istituzionale, presentata al Summer Fancy Food di New York. “Dal Barolo, portiere monumentale e sicuro, al Sagrantino di Montefalco e al Brunello di Montalcino schierati in difesa, fino al Chianti Classico regista del centrocampo, al Prosecco numero 10 capace di conquistare l’America al primo sorso e all’Amarone della Valpolicella, fuoriclasse delle grandi occasioni”, spiega una nota. Un’iniziativa che punta a raccontare al mondo “il valore autentico del vino italiano, troppo spesso demonizzato e messo sotto attacco da campagne ideologiche che finiscono per colpire un prodotto simbolo della Dieta Mediterranea, Patrimonio dell’Unesco, e uno dei principali ambasciatori dello stile di vita italiano nel mondo. Il progetto nasce proprio da questa visione e utilizza il linguaggio universale del calcio per raccontare l’Italia del vino”.
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Cronaca
L’Etna “su Netflix”, con Cusumano
Un sorso di Sicilia conquista Hollywood: Alta Mora, il bianco dell’Etna firmato Cusumano, tra le aziende che hanno dato vita alla nuova enologia dell’isola, è tra i protagonisti di “Messaggi per Isabelle” (“Voicemails for Isabelle”), film che in questi giorni è schizzato al n. 1 della “Top 10” di Netflix. Non è la prima volta che un vino Cusumano conquista lo schermo americano: pochi mesi fa lo stesso vino era apparso in una scena di “And Just Like That”, il sequel della celebre serie “Sex and the City”.
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Wine & Food
La qualità oltre il bicchiere: la cantina Caprai premiata (ancora) per l’inclusione sociale
Ha contribuito a rendere la società più inclusiva nei confronti di chi è stato costretto a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni: la cantina umbra Arnaldo Caprai, che ha rilanciato il Sagrantino di Montefalco alla ribalta internazionale, riceve, per la quarta volta consecutiva, il Premio “Welcome. Working for Refugee Integration”, il programma di Unhcr Italia che promuove l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro del nostro Paese. “Ricevere, per la quarta volta, questo riconoscimento - sottolinea Marco Caprai, presidente & ceo Arnaldo Caprai (oggi al 65% di Angelini Wines & Estates) - ci conferma che l’etica e il valore del patrimonio umano non sono mai in secondo piano rispetto all’innovazione tecnologica. Il cuore pulsante dell’azienda rimane la persona. Integrare chi è più fragile non è un atto di carità, ma una pratica di alta strategia aziendale”.
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Masottina
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WineNews.tv
Per il vino, il futuro è complesso. Serviranno identità territoriale e “anima”, citando Veronelli
A WineNews, Giovanni Manetti, presidente Consorzio del Chianti Classico che, con la preoccupazione di chi naviga in “un mare estremamente agitato”, sottolinea come “dopo il primo semestre 2026, i nostri volumi di vendita sono in linea con il 2025”. Ma il futuro, per Manetti, è di calo globale della domanda e fortissima selezione sui mercati. Le chiavi per sopravvivere? Identità territoriale e “anima”, come diceva il “maestro” Veronelli, ovvero approccio artigianale e cura del dettaglio. E, pur ribadendo l’importanza dell’enoturismo, “l’obiettivo principale resta il presidio dei mercati”.
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