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WineNews
N. 4.417 - ore 17:00 - Giovedì 26 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Francia e crisi vino: l’assist dell’Europa
Il Commissario Europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha fatto ieri visita al Salon International de l’Agriculture di Parigi, il più grande evento di settore oltralpe, annunciando una novità importante: l’erogazione alla Francia di “40 milioni di euro provenienti dalla riserva di crisi per la distillazione dei vini francesi. Questo budget ci consentirà di raggiungere oltre 1,2 milioni di ettolitri di eccedenze di vini rossi e rosati”. Una notizia che, di fatto, dà attuazione, alla richiesta inserita nel piano nazionale per uscire dalla crisi e dedicato al settore vitivinicolo, annunciato a fine novembre dal Ministro dell’Agricoltura francese, Annie Genevard.
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Primo Piano
Più attenzione alla filiera del vino italiano, “mai così in pericolo”: l’appello di Dario Tommasi
“Non ho mai visto la nostra vitivinicoltura così in pericolo e così vicina ad una tempesta perfetta che, se non affrontata per tempo e con decisione assoluta, potrebbe scatenare una crisi strutturale di lunghissimo periodo”. A scriverlo, in una lettera al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, è Dario Tommasi, presidente Tommasi Family Estates, tra i gruppi del vino più importanti della Valpolicella e d’Italia, che ha voluto condividerla anche con WineNews. “Per evitare la crisi o almeno di attutirne gli impatti, dobbiamo ripensare criticamente al mercato delle bevande alcoliche, al dimensionamento del vigneto Italia, allo strumento consortile”, spiega Tommasi. Prima di tutto, il vino è stato oggetto di “ripetute campagne aggressive” che ne fanno “un prodotto nocivo affine al tabacco”, ed “ha iniziato a soffrire in modo crescente e potrà riprendersi solo se e quando la gente sarà di nuovo convinta che il consumo del vino, in quantità corrette, è compatibile con il proprio benessere”. Senza affermare questo con forza, dice, diventa inutile anche la pubblicità messa in campo dalla singole aziende. L’altra questione riguarda il fatto che “la viticoltura italiana - scrive Tommasi - occupa oggi 700.000 ettari di vigneto; di questi 300.000 producono uve destinate a denominazioni generiche e/o spuntano, comunque, prezzi inferiori ai costi di produzione. Per queste ultime superfici va solamente incentivato l’espianto (con vincolo almeno cinquantennale di non reimpianto) ovvero la conversione in altre colture (oliveto, noccioleto ...) o in bosco, a tutela sia dei valori paesaggistico-ambientali, che della biodiversità, oltre che del mercato vinicolo”. Per i restanti ettari, 400.000, “della viticoltura “storica” ed irrinunciabile”, Tommasi propone rese massime fino a 100 quintali per ettaro, oltre alla previsione di un contributo di qualche centesimo al chilo di uva, da riconoscere “in minor parte ai Consorzi locali (da incentivare, peraltro, ad accorparsi significativamente), in maggior parte per un Consorzio nazionale per il consumo del vino, in grado di operare su basi scientifiche ed anche in sinergia con le istituzioni domestiche e di altri Paesi, oltre che con quelle dell’Unione Europea, visto che il vino italiano di qualità è destinato in misura preponderante alla esportazione”.
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Anche l’export del vino australiano è in calo
L’Australia è il quinto produttore di vino al mondo in volume ed è tra i principali player anche per quanto riguarda le esportazioni in valore, basti pensare che il 59% del vino prodotto finisce nei mercati esteri. Ma le spedizioni di vino dal più grande Paese dell’Oceania stanno andando decisamente a rilento. Secondo l’Export Report di Wine Australia, infatti, nell’intero 2025 le esportazioni di vino australiano sono diminuite del -8% in valore, attestandosi a 2,34 miliardi di dollari australiani, e del -6% in volume, toccando quota 613 milioni di litri. Il valore medio delle esportazioni è diminuito del 3%, attestandosi a 3,81 dollari al litro franco a bordo. La riduzione delle esportazioni complessive è stata in gran parte determinata dal calo del valore verso la Cina continentale e gli Stati Uniti e del volume verso il Regno Unito.
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Focus
“World’s Best Sommeliers’ Selection” 2026, Italia al top
L’Italia del vino, con 20 vini su 115 totali in classifica - con “triplette” per Ceretto, tra le griffe storiche del Barolo e delle Langhe, il Gruppo Mezzacorona (tra Trentino e Sicilia), una delle cooperative più virtuose d’Italia, e Arianna Occhipinti, tra le più famose cantine di Sicilia, e “doppiette” per Ruffino, tra le più importanti cantine di Toscana (del gruppo Constellation Brands) e per la peculiare Tenuta del Paguro, in Emilia-Romagna, celebre per l’affinamento dei suoi vini in mare - è ancora al vertice della “World’s Best Sommeliers’ Selection” 2026, la speciale selezione frutto delle scelte di 29 sommelier e direttori enologici provenienti da alcuni dei ristoranti più rinomati al mondo, tutti compresi nella celebre classifica della “The World’s 50 Best Restaurants” (tra cui, per i ristoranti italiani, Matteo Bernardi de Le Calandre di Rubano della famiglia Alajmo, Jacopo Dosio del Piazza Duomo di Alba di Enrico Crippa con la famiglia Ceretto, e Lukas Gerger dell’Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler a Brunico). Con una giuria guidata da Kristell Monot, presidentessa della classifica mondiale che vede l’Italia Paese più premiato, e come cantine più premiate Lingua Franca dall’Oregon, Quinta do Vallado dal Douro e la cilena Vik già “The World Best Vineyard” 2025.
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Cronaca
Tra grandi vini e bellezza italiana
Dal “Paestum Wine Fest Business”, la Fiera del vino del Centro-Sud Italia (con “Premio alla carriera” al giornalista Alessandro Regoli, direttore WineNews; 1-3 marzo), al “Salone del Vino di Torino” (28 febbraio-2 marzo), dal “Barolo della Tenacia” di Fontanafredda (4 marzo), a Sol Expo a Veronafiere (1-3 marzo), da 60 anni di Doc della Vernaccia a San Gimignano (3 marzo) a “mareMMMa” ad Alberese (1-2 marzo), da “Chianina & Syrah” a Cortona (6-9 marzo) a Banfi Official Provider Federazione Italiana Rugby al “Six Nations” a Roma (7 marzo): ecco l’agenda WineNews.
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Wine & Food
Sei “sì” per cambiare l’agricoltura: la roadmap di FederBio, Legambiente e Slow Food
Sei “sì” per cambiare rotta. FederBio, Legambiente e Slow Food Italia rafforzano la loro alleanza per un’agricoltura più sana, giusta e sostenibile con un messaggio politico chiaro: l’agroecologia deve essere l’asse portante della transizione agricola italiana ed europea. E lo hanno fatto dalla “Slow Wine Fair” in sinergia con “Sana Food”, che si sono chiuse nei giorni scorsi a BolognaFiere. Il primo “sì” è rivolto proprio all’agroecologia: non più un orizzonte teorico ma una necessità concreta, spiegano. “Sì” anche all’agricoltura biologica, ad un allevamento rispettoso di animali ed ecosistemi e all’educazione alimentare nelle scuole. E “sì” anche alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare, e ai diritti, che soprattutto è un “no al caporalato e alle agromafie”. Con all’orizzonte il Pacchetto Omnibus in dibattito in Ue.
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Castello del Terriccio
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Masottina
WineNews.tv
Milano Cortina 2026: anche il vino ha “fatto squadra” con la cucina italiana ed i territori
A Milano Cortina 2026, il vino ha fatto squadra con la cucina e i territori delle Olimpiadi, tra Prosecco Doc brindisi ufficiale con un investimento monstre, la wine list by Lt Wine & Food Advisory di Lorenzo Tersi e la promozione Vinitaly-Ita. A WineNews, Giovanni Malagò (Fondazione Milano Cortina) e le cantine di Casa Italia: Roberta Corrà (Giv), Marcello Lunelli (Ferrari), Giovanni Lai (Caviro), Luca Rigotti (Mezzacorona), Francesco Cambria (Cottanera), Roberta Ceretto (Ceretto), Antonio Capaldo (Tenute Capaldo), Renzo Rosso (Brave Wine) e Federico Veronesi (Oniverse). E gli sportivi.
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