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WineNews
N. 4.453 - ore 17:00 - Lunedì 13 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
L’enoturismo italiano può crescere ancora
Una delle chiavi per il futuro del vino in Italia, di cui si parla a Vinitaly Tourism a Vinitaly 2026, è l’enoturismo, fenomeno in crescita (vale 3 miliardi di euro, ndr), ma che ha di fronte alcuni ostacoli da rimuovere per crescere ancora. Come l’accessibilità fisica alle cantine, un miglior dialogo tra produttori, agenzie ed uffici turistici del territorio, e uno sforzo maggiore sulla visibilità per essere trovati. A dirlo, una nuova indagine del Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo (Ceseo) dell’Università Lumsa per il Movimento Turismo del Vino, analizzata con il neo Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che, al settore, ha detto, “dedicherà molto impegno”.
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Primo Piano
Ocm Promozione, il vino italiano conferma la sua leadership e guarda ai nuovi mercati
In uno scenario globale incerto, il vino italiano conferma la sua solidità e il ruolo di primo piano sui mercati che la nuova Ocm Promozione 2026-2027 consoliderà ulteriormente, mettendo a disposizione risorse complessive per oltre 98 milioni di euro, di cui 22 destinati ai programmi nazionali, e la restante quota da assegnare con bandi regionali e programmi multiregionali. Se ne è parlato a Vinitaly 2026 a Verona, con Ismea ed il Ministero dell’Agricoltura, con Confcooperative, Fivi, Federvini, Unione Italiana Vini-Uiv e Business Strategies. Se la campagna 2025-2026 è stata molto soddisfacente con l’utilizzo di tutte le risorse disponibili per 211 milioni di euro, coinvolgendo 59 Paesi e con una prevalenza di micro-piccole imprese tra i beneficiari, la prossima nasce sotto i migliori auspici. “Con il nuovo bando Ocm proseguiamo un lavoro già avviato nei due anni precedenti insieme a tutte le associazioni di settore per rendere sempre più efficace il sostegno fornito alle nostre imprese che esportano nei Paesi Extra Ue - ha detto Marco Lupo, Capo Dipartimento della Sovranità Alimentare del Ministero - quest’anno abbiamo ulteriormente anticipato i tempi di pubblicazione del bando, in modo da dare agli operatori più tempo per programmare e realizzare le iniziative. Abbiamo introdotto ulteriori spazi di flessibilità, per consentire adattamenti dei progetti in un contesto internazionale assai complesso, e semplificazioni nella fase di presentazione e rendicontazione. I risultati degli ultimi anni in termini di utilizzo delle risorse e l’apprezzamento ricevuto dall’intera filiera per il lavoro svolto ci confermano che siamo nella giusta direzione e ci stimolano a migliorarci ogni anno”. Da sottolineare l’aggiunta di un ulteriore Paese per la promozione, il Giappone, l’abolizione dell’obbligo di presentare 3 preventivi per ogni voce, ma anche, ha spiegato Teresa Nicolazzi, ad Agebil, grazie alla digitalizzazione avanzata, domande più semplici e guidate per ridurre gli errori, l’accesso per i piccoli produttori semplificato e una maggiore flessibilità in caso di cambiamenti geopolitici o di mercato, con la possibilità di riassegnare il budget ad altri Paesi target.
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I nuovi mercati ai quali guardare
Il vino italiano ha chiuso l’export 2025 a -3,6% a valore, in flessione di quasi 300 milioni di euro. Il dato più significativo riguarda gli Usa, con una flessione del 12% a valore, dovuta ai dazi. E l’incertezza della politica americana continua a pesare anche nel primo bimestre 2026 (-34% a valore sui livelli pre-dazi del 2024). Nonostante ciò, il comparto italiano ha mostrato resilienza con una tenuta superiore dei principali competitor, e oggi nuove opportunità si aprono dagli accordi di libero scambio Ue, che promettono mercati più dinamici e accessibili, dal Mercosur (+45% di importazioni negli ultimi 5 anni), l’India (+165% l’export di Prosecco) e l’Australia (con l’eliminazione delle tariffe). Così l’Osservatorio Federvini, realizzato con Nomisma e TradeLab, e presentato oggi, a Vinitaly 2026, con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
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Focus
Cultura del vino e della vite Patrimonio Unesco?
La vite e il vino esprimono un valore culturale e storico universale che va al di là del prodotto vino e dell’economia, pur ingente, che genera. E così, come è stato per il riconoscimento a Patrimonio Unesco della Cucina Italiana, grazie a come si vive la tavola ed alla convivialità che le ruota attorno e della quale il vino è elemento centrale, allo stesso mondo si stanno piantando i semi per raccogliere un grande consenso istituzionale e internazionale per una possibile candidatura a Patrimonio Unesco della cultura della vite e del vino, con il “cappello” ideale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), che oggi riunisce 51 Paesi produttori di tutto il mondo, per tutelare e promuovere ancora di più una coltura, la vite, e un prodotto, il vino, che accompagnano una grande parte dell’umanità da millenni. E che mai come oggi è sotto pressione, tra cambiamento climatico, mercati a dir poco turbolenti e mutamenti profondi dal punto di vista dei consumi e dell’approccio al tema “bere e salute”. Messaggio che arriva da Vinitaly 2026 a Verona, nel giorno della visita ufficiale a Veronafiere del Commissario all’Agricoltura dell’Unione Europea, Christophe Hansen, e del dg Oiv, John Barker, insieme al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e non solo (in approfondimento le loro riflessioni).
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Cronaca
“Low alcol” naturale, questione di etichetta
Una delle principali sfide per il vino italiano è quella della bassa gradazione alcolica naturale, un passaggio ormai indispensabile per intercettare l’evoluzione dei consumatori, sempre più attenti alla salute. Con un grado alcolico che, sempre più, grazie a ricerca e investimenti, è possibile ridurre in maniera naturale, partendo dal vigneto. Ma serve una definizione distinta, in etichetta, dai vini dealcolati. Messaggio lanciato, da Vinitaly, da Luca Rigotti, presidente Settore Vitivinicolo Confcooperative (e del Copa Cogeca, Gruppo Mezzacorona e Consorzio Doc delle Venezie).
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Wine & Food
Trentodoc Giulio Ferrari e Ferrari Riserva Lunelli: un viaggio nell’“Archivio di Famiglia”
“La caratteristica delle bollicine di montagna è la longevità e la loro capacità di sfidare il tempo”. Il primo a rendersene conto fu Giulio Ferrari, il secondo a crederci fu Mauro Lunelli che, con i fratelli, creò lo Spumante Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, quindi, la nascita del Ferrari Riserva Lunelli con i cugini Lunelli, fino all’ultimo capitolo, scritto nel 2025, con l’“Archivio di Famiglia”. Una masterclass, ieri a Vinitaly 2026, dedicata al Giulio Ferrari e al Ferrari Riserva Lunelli, ha esplorato il successo di tutte queste intuizioni, nate durante un secolo ricco di sperimentazioni, di grande pazienza e di fiducia nel tempo, con Matteo Lunelli, ad Gruppo Lunelli, Marcello Lunelli, presidente Gruppo Lunelli, Cyril Brun, enologo Ferrari Trento, ed i fratelli Camilla a Alessandro Lunelli. E con gli assaggi WineNews.
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WineNews.tv
“Senza vino sulla tavola, a cena, sembra di essere soli. Il vino è festa”. Parola di Nino Frassica
A WineNews uno tra i più grandi comici, attori e showmen del Belpaese, e nuovo volto della campagna di “Tavernello” per Caviro. “A me piacciono le cose popolari, il vino e il Tavernello sono festa. Io sarò sempre un “tavernellopipide”. Il vino ha un liguaggio comico? Non tanto, ma mi piace il gioco di parole “di vino - divino”. Nei miei ricordi, ci sono i tanti brindisi che mi piaceva fare alla fine delle puntate di “Indietro tutta” (una delle trasmissioni cult della televisione italiana, ndr). Una campagna come “Birra e sai cosa bevi” per il vino? Perché no! “Meditate gente, meditate””.
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