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N. 4.584 - ore 17:00 - Giovedì 15 Ottobre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | A dare una risposta alla più celebre domanda sul formaggio - “come si può governare un Paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?”, come si chiedeva il Presidente della Repubblica Charles de Gaulle - sono i francesi stessi, accomunati, da buoni intenditori, dalla passione per l’italianissimo Parmigiano Reggiano nelle sue diverse stagionature (ma anche da quella per il Prosecco, il vino che è cresciuto di più nel 2025 nei ristoranti della patria dello Champagne). Lo dicono i dati Consorzio: nel 2026 la Francia è il primo mercato europeo della Dop con quasi 4.000 tonnellate vendute per un giro d’affari di 105,3 milioni di euro in crescita (+2,1% sul 2025). | |
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Il futuro del vino di qualità? Appartiene ai “vini di luogo”, identitari, capaci di esprimere unicità e riconoscibili. Leggeri, anche in termini di gradazione alcolica, e capaci di essere versatili, adatti sia in abbinamento alle tante cucine di un mondo sempre più globalizzato, sia alla voglia di bere un calice in modo spensierato, o per festeggiare qualcosa. Un ritratto che ben si addice alla Champagne, raccontato, a WineNews, da chi il mondo del vino di qualità lo conosce benissimo e ne ha una panoramica decisamente ampia, come Frédéric Rouzaud, presidente di un’icona del vino francese e mondiale come Louis Roederer, maison fondata nel 1776, che proprio quest’anno celebra i suoi primi 250 anni di storia, che coincidono con i 150 di Cristal (celebrati, nei giorni scorsi, anche in Italia - dove a distribuirlo è Sagna Spa - con una cena evento al ristorante “Da Vittorio”, storico tre stelle Michelin della famiglia Cerea, a Brusaporto, dove lo abbiamo incontrato, intervista completa e degustazione in approfondimento). E che è uno degli Champagne più celebri e preziosi al mondo, e “gioiello” di una galassia, quella della Roederer Collection, che mette insieme anche lo Champagne Deutz, Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande e Château de Pez a Bordeaux, Delas Frères nella Valle del Rodano, Domaines Ott in Provenza, Ramos Pinto nella Valle del Douro in Portogallo, e ancora Roederer Estate, Scharffenberger Cellars, Domaine Anderson, Merry Edwards Winery e Diamond Creek Vineyards in California, e Domaine Pierre Damoy in Borgogna (ultima acquisizione di qualche mese fa), per 13 cantine e 1.100 ettari di vigneti di grande pregio di proprietà. Per Frédéric Rouzaud ci sono elementi, tutt’oggi, che fanno dello Champagne, e di alcuni Champagne in particolare, delle icone, anche in un mondo del vino che cambia. Per un territorio, la Champagne, che peraltro, ha accusato come tutti, un rallentamento delle vendite negli ultimi anni, ma che, forte di un’economia florida e solidissima da secoli (con un giro d’affari annuo intorno ai 6 miliardi di euro secondo i dati del Comité Champagne, ndr), non sembra preoccuparsi troppo dal punto di vista economico. “Io penso che la Champagne - afferma Rouzaud - abbia tutte le carte in regola per guardare al futuro con grande ottimismo”.
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| | Al primo posto c’è il femminile Margaux, seguito da Chardonnay (sempre per bambine), con le sue varianti Shardonnay e Chardonnai, e al terzo posto Sherry: sono le prime tre posizioni nella Top 10 dei nomi legati al vino più diffusi in Gran Bretagna, secondo il magazine “The Drink Business”. Nella classifica seguono Shiraz, Tawny, Cristal, Syrah, Tuscany, Petrus e Champagne, in posizione n. 10 insieme a Dioniso, Mimosa, Morgon, Rioja. E in Italia? Nel nostro Paese non è concessa - forse per fortuna - tutta questa fantasia all’anagrafe, eppure non mancano esempi di nomi propri che rimandano all’universo enoico. Il caso più noto è Brunello, come l’omonimo vino di Montalcino, uno dei brand enologici più famosi del made in Italy. Diminutivo di Bruno, è diffuso anche con il femminile Brunella. | |
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| | | Considerata la “culla” della viticoltura mondiale, la Georgia sta vivendo un vero e proprio “rinascimento” vinicolo moderno. Un Paese che vanta 8.000 anni di storia vitivinicola, e il metodo di vinificazione nelle grandi anfore di terracotta chiamate Qvevri riconosciuto come Patrimonio Unesco, e che oggi conta 49.000 ettari di vigneti, oltre 3.000 aziende, 525 varietà autoctone e 30 denominazioni riconosciute (dati Wines of Georgia). Un movimento vinicolo, quello della Georgia, che ha anche un’anima italiana, nella Cantina Nimbi, nel villaggio di Khashmi (a 40 chilometri da Tbilisi, ndr), nella regione di Kakheti, fondata da Bacho Bughdgiashvili e Vato Otkhmezuri, con la regia enologica di Riccardo Cotarella, tra gli enologi italiani più affermati nel mondo e presidente Assoenologi (e copresidente degli enologi mondiali). “È un progetto importante, che ha attirato molta attenzione, anche da parte della politica georgiana - spiega, a WineNews, Riccardo Cotarella (il racconto in approfondimento) - perché è una sorta di progetto pilota non solo per la cantina, ma per tutto il Paese, e che è molto piaciuto alla politica georgiana e al loro Ministro dell’Agricoltura, David Songulashvili, che incontro spesso, come successo, nei giorni scorsi, nella residenza dell’Ambasciatore D’Antuono (foto), che è un grande appassionato di vino”. | |
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| | | Dalla grande degustazione di “Slow Wine” 2027 a Milano, con i migliori vini buoni, puliti e giusti d’Italia secondo Slow Food, alla “Milano Wine Week”, dal primo “Lugana Festival” diffuso, voluto dal Consorzio, da Sirmione alle cantine dei 5 comuni della Dop, ai più grandi chef al mondo ad “Ein Prosit” a Udine, dalle cantine aperte tra vino & arte con MetodoContemporaneo per la prima “Giornata del Paesaggio Vitivinicolo Italiano”, a “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini” nei “Punti di Affezione” Fivi, tanti gli eventi nell’agenda WineNews (da consultare per le date). | |
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| | Il pranzo ha progressivamente perso la sua centralità come pasto principale, passando dal 78,2% al 63,3%, mentre la quota di chi lo consuma a casa è scesa dall'84,5% al 72,9%. Anche quando si mangia fuori, le abitudini cambiano: soprattutto in pausa pranzo, oltre 6 italiani su 10 scelgono ormai una sola portata, mentre appena il 17% ordina le classiche tre portate. Sono alcuni dei segnali di una trasformazione più ampia del rapporto degli italiani con il cibo, che si riflette anche nella crescita delle occasioni di consumo fuori casa. Nel 2025, bar, ristoranti e locali hanno registrato complessivamente 7,7 miliardi di ingressi, per una spesa di 82 miliardi di euro, con momenti di consumo sempre più distribuiti lungo la giornata. A raccontarlo la Fondazione Birra Moretti, con gli esperti del suo Comitato Scientifico, tra i quali Marino Niola e Michelangelo Giampietro.
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| | | A WineNews, Armando Castagno, storico dell’arte, scrittore e docente, tra i maggiori degustatori e divulgatori del vino. La terra ? “È il territorio abitato in quanto tale e dovremmo tutelare entrambi con attenzione. Per il vino, ciò implica tutelare la storia delle singole denominazioni di origine”. Luoghi del vino che sono luoghi di stratificazione di memoria di persone, perché “la nobilitazione del terroir è anche umiltà verso persone, conquiste e percorsi del passato. Si può sperimentare e progredire, purché in comunità, perché questa è più importante del genio individuale”. | |
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