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N. 4.455 - ore 17:00 - Mercoledì 15 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Una figura chiave e rivoluzionaria nella produzione di vino italiano, capace di interpretarlo in chiave moderna, valorizzando sia i vitigni internazionali che autoctoni, i territori e, soprattutto, le persone che li plasmano. Questo era, e questa è, l’eredità dell’enologo Giacomo Tachis, omaggiato a 10 anni dalla scomparsa, a Vinitaly da “Somm is the Future” e Assoenologi con Umani Ronchi, San Leonardo, Donnafugata, Argiolas, Tenuta San Guido, Casale Falchini e Feudi del Pisciotto con la figlia Ilaria Tachis, che ha ricordato la definizione che WineNews diede al padre (annunciando la scomparsa, ndr): “l’artefice tecnico del rinascimento enologico tricolore”. | |
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| | All’esordio della produzione in Italia, dopo anni di stallo legislativo, i produttori di vini No-Lo del Belpaese - che sino ad ora producevano all’estero - si sono interrogati a Vinitaly 2026 sulle potenzialità dei dealcolati made in Italy, partendo dai dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly. Il valore delle vendite in gdo in Germania, Uk e Usa è di 1,2 miliardi di euro per 160 milioni di bottiglie: numeri destinati a crescere sui mercati nei quali i No-Lo italiani - a quota 2,5% - per superare il gap temporale, per gli stakeholder, devono giocare le carte della qualità e del made in Italy. Nel 2026 è atteso un +90% della produzione italiana, con una quota export al 91% e il grosso delle vendite nel retail (77%). “Ritengo che il driver della produzione italiana debba essere la qualità - ha detto Fedele Angelillo, ad Mack & Schühle Italia, con uno stabilimento di produzione in Puglia pronto a partire con una potenzialità di 8 milioni di bottiglie - monitoriamo da due anni i prodotti a scaffale sui mercati internazionali e la loro qualità spesso lascia a desiderare. Qualità e connotazione dei No-Lo come vino sono gli elementi su cui puntare”. Per Alessio del Savio, direttore tecnico Mionetto del Gruppo tedesco Henkell, “i mercati interessanti sono quelli tedesco, anglosassone, ormai consolidato, e a sorpresa quello polacco. Il consumo è appannaggio di consumatori diversi da quelli del vino tradizionale e che non pensavano di approcciarsi al vino. Un inizio che potrebbe portare anche ai prodotti tradizionali”. O attrarre i giovani le cui priorità sono salute e “difesa” della patente, come in Italia. E per competere nei mercati affollati, i No-Lo italiani devono puntare proprio sull’italianità, con i player che auspicano possa esserci una connotazione 100% “made in Italy” in etichetta. Specificare i vitigni italiani in etichetta, ha detto Massimo Romani, ceo Argea, “rafforzerebbe l’ancoraggio al Belpaese, considerando che citare le varietà internazionali è già possibile per legge”. Frizero, azienda in Valpolicella Classica, prima autorizzata in Italia, ha già iniziato a produrre vini di territorio con una potenzialità di 300.000 bottiglie, che, ha, detto il socio Armando Fumanelli, “collochiamo in fascia premium a 18-23 dollari in Usa, dove abbiamo un mercato di nicchia, ma che funziona grazie al collegamento con il vino tradizionale”. | |
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| | Dal 2015 Vivai Rauscedo, con l’Università di Udine, lavora alla creazione di nuovi viti resistenti di Glera, e dopo 7 anni di microvinificazioni, a Vinitaly 2026, si sono valutati i risultati nel calice: 8 assaggi da 4 nuovi cloni vinificati allo stesso modo, ma coltivati in due posti diversi (Refrontolo nelle Colline di Conegliano e Valdobbiadene e Rauscedo), confrontati con il campione testimone di Glera VCR101. Si chiamano Glera R2, VCRR4, VCRR5 e VCR151199 e sono stati scelti tra 80.000 semenzali perché hanno sviluppato sufficiente resistenza alle principali patologie della vite (peronospora e iodio), restando più affini alle caratteristiche nobili del vitigno originale e, allo stesso tempo, soddisfacendo le necessità produttive, geografiche e vendemmiali della denominazione, come spiegato dal Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. | |
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| | | Ammonta a 3,1 miliardi di euro il fatturato derivante dall’enoturismo per le aziende vinicole italiane, cifra che è il 21% del contributo medio al fatturato aziendale. Emerge dal workshop “Enoturismo: opportunità di sviluppo per imprese e territori” a Vinitaly 2026 con il nuovo report by Nomisma, realizzato in partnership con UniCredit e Vinitaly e in collaborazione con le Città del Vino. Nel 2025, rispetto al precedente biennio, per il 47% delle cantine il numero di enoturisti in visita è aumentato e per il 50% c’è stata una maggiorazione del fatturato derivante dall’enoturismo (che si concentra in primis sulle esperienze in cantina), aspetti che, rispettivamente, sono previsti che cresceranno del 48% e del 51% nei prossimi 12-18 mesi, a conferma di un “sentiment” positivo. Un report sulle cantine italiane - che ha abbracciato oltre 300 realtà su un campione rappresentativo della struttura del settore vitivinicolo nazionale - che è quindi positivo e di evidente interesse (tanti territori di spicco del vino “corrono” di più dei dati della media regionale e l’enoturismo è una forte spinta per la vendita diretta) ma che, allo stesso tempo, oltre ai numeri, mostra prospettive di crescita e, quindi, dinamiche su cui intervenire in futuro, dall’accessibilità fino al personale qualificato da trovare, ma non solo (in approfondimento). | |
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| | | Una “perla bianca” enoica incontra la “Corsa Rosa” per un sodalizio tra sport e vino pronto a scrivere una nuova e importante pagina tra due simboli italiani. A Vinitaly 2026, al Ministero dell’Agricoltura, è stata presentata la partnership tra il Consorzio Doc Delle Venezie con Rcs MediaGroup per il Giro d’Italia, brindando con il Pinot Grigio Delle Venezie, primo bianco fermo italiano per esportazioni, che sarà l’“Official Wine” 2026 del Giro d’Italia n. 109 (8-31 maggio), una delle grandi corse del ciclismo internazionale. | |
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| | La Guida Michelin Italia conferma l’Emilia-Romagna come palcoscenico per svelare le sue stelle al “gotha” della cucina del Belpaese: sarà il Teatro Municipale di Piacenza ad ospitare, il prossimo 12 novembre, il lancio ufficiale della “Rossa”, edizione n. 72. La più importante guida internazionale completa così il suo tris di presentazioni in Emilia-Romagna, dopo Modena e Parma. “Siamo felici di annunciare il ritorno a Piacenza - afferma Gwendal Poullennec, direttore internazionale della Guida Michelin - questa regione, rinomata a livello internazionale, si distingue come punto di riferimento gastronomico per tutto il Paese”. L’Emilia-Romagna è la Food Valley d’Italia, grazie a 45 prodotti e 30 vini Dop e Igp, 20 Presìdi Slow Food e 400 prodotti tradizionali nell’Atlante Ministeriale, con 37 miliardi di euro di valore generati dall’intero agroalimentare, con quasi 10 miliardi di export. | |
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| | | È solo un’idea, ma si iniziano a gettare i primi semi della possibilità di candidare la cultura del vino e la coltura della vite all’Unesco, per la quale serve un grande consenso internazionale. “Meritano questo riconoscimento, perché il vino fa parte della tradizione dell’Unione Europea, e dell’Italia in particolare, la cui cucina lo ha già ottenuto”. Così, a WineNews, il Commissario Agricoltura Ue Christophe Hansen, ieri, a Vinitaly. Il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti: “pronti a supportarla”. Marzia Varvaglione, presidente Ceev: “più valore al consumo consapevole”. | |
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