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N. 4.529 - ore 17:00 - Giovedì 30 Luglio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Ryanair lancia in Italia il suo tour enogastronomico estivo, invitando a scoprire 5 destinazioni in Europa che si distinguono per cucina autentica, cultura e tradizioni locali. E per il Belpaese c’è la Sicilia, una delle mete (anche enoiche) più gettonate del momento, con Trapani-Marsala, dove la cultura del vino è storica, legata a tanti vitigni autoctoni, e al fascino del Marsala, “pioniere” dell’export del vino italiano nel Regno Unito già alla fine del Settecento. Vino e cantine storiche da visitare ma anche cibo, con la citazione di specialità come cous cous di pesce e pasta busiata, le attrattive principali citate da Ryanair. | |
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| | Il nuovo report Nomisma Wine Monitor dedicato alle esportazioni dei vini Dop europei fotografa un primo quadrimestre 2026 all’insegna del calo. Non c’è, tra i top exporter europei, una nazione che registri un aumento nelle esportazioni complessive dei propri vini a denominazione: sul valore dello stesso periodo dell’anno precedente, l’Italia lascia sul campo il -6,2%, la Francia il -3,4%, la Germania il -5,5%. Peggio di tutti, la Spagna, che fa segnare un -8,5%. Nel primo quadrimestre del 2026 le esportazioni dall’Italia di vini Dop hanno registrato un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro, in flessione del -6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi esportati sono stati pari a 318,9 milioni di litri con un calo del -3%. Il Prosecco resta il vino Dop italiano più esportato, con 506,7 milioni di euro e 120 milioni di litri (4,22 euro il prezzo medio al litro, -3,1%), con un -3,9% in valore e un leggero calo nei volumi dello -0,8%. Seguono i vini rossi fermi della Toscana, con 202,9 milioni di euro esportati (-10,2% a valore e -5,1% a volume), ed i rossi fermi del Piemonte, che totalizzano 123,9 milioni di euro (-2,5% a valore e +8,8% a volume). Tra i bianchi, quelli fermi del Veneto registrano 103,2 milioni di euro (-4,7% e -3,5% a volume) e i bianchi fermi di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia 86,4 milioni di euro (-16,5%) per 16,7 milioni di litri (-5,2%). L’export dei vini frizzanti Dop, a 65,1 milioni di euro, mostra un calo a valore del -8,3% e a volumi del -4,6% mentre c’è un recupero per l’export dell’Asti spumante a 42,1 milioni di euro (+19,6% a valore e +0,9% a volume) dopo un 2025 chiuso in calo. Altri trend significativi riguardano i rossi fermi di Sicilia che scendono a 20,6 milioni di euro (-9,2%) e 5,1 milioni di litri (-11,8%) mentre i bianchi della stessa regione continuano a crescere a 15,4 milioni di euro (+2,8% a valore e +0,4% a volume), al pari di quelli toscani a 7,8 milioni di euro (+3,3% in valore), pur perdendo in volume (-4,9%). La Francia, per i vini Dop, ha toccato 2,8 miliardi di euro di export in valore (-3,4%) e 182,5 milioni di litri (+1,5%), Champagne a -0,2% in valore i rossi di Bordeaux a -18,9%. In Spagna, invece, l’export di vini Dop, sempre nel primo quadrimestre 2026, è arrivato a 435,1 milioni di euro (-8,5%) e 90,9 milioni di litri (-11,4%). | |
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| | Il Galles sogna di diventare la patria della prima Igp di vino naturale al mondo. L’idea arriva da un gruppo di produttori, che puntano alla denominazione, con a capo Paul Rolt, proprietario della cantina Hebron e di cui fanno parte Richard Morris e Jean de Plessis, rispettivamente proprietario e enologo di Ancre Hill Estate, la più grande cantina del Galles, e David Morris di Mountain People Wines. Le norme proposte per la Igp del vino naturale del Galles escluderebbero l’uso di sostanze chimiche sintetiche, coadiuvanti tecnologici, additivi e lieviti industriali nella produzione. Gli apporti di zolfo sarebbero limitati e consentiti solo durante l’imbottigliamento. Per i vini si parla di una produzione in Galles da uve fermentate spontaneamente coltivate nel Paese secondo pratiche biologiche su tenute certificate. | |
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| | | Nelle mille difficoltà del vino di oggi, piccole notizie positive, anche quando riguardano una nicchia ristretta di grandi vini a livello mondiale, non sono certo da sottovalutare, come segnali che danno un po’ di fiducia in un futuro quanto mai incerto. E se dall’analisi WineNews sugli indici del Liv-Ex, nella prima metà 2026, emerge un quadro complessivamente in crescita rispetto al recente passato, trainato, soprattutto, dall’Italy 100, anche le prospettive per la seconda parte dell’anno sembrano leggermente in miglioramento, grazie a piccoli segnali di risveglio da parte dei consumatori americani, come spiega l’analisi dello stesso Liv-Ex, la piattaforma di riferimento del mercato secondario dei vini pregiati. “Le prospettive appaiono migliori rispetto a 12 mesi fa. Per alcuni marchi e alcune annate esiste oggi una domanda sufficiente ai livelli di prezzo attuali da sostenerne le quotazioni; diversi vini stanno registrando aumenti di prezzo e un’attività di scambio costante. Con il mercato statunitense in condizioni migliori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la stabilità dei prezzi sembra destinata a proseguire. Pur rimanendo un mercato dominato dalla prudenza, per gli acquirenti più attenti e lungimiranti questo potrebbe rappresentare un momento di opportunità” … | |
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| | | Export da record per l’uva da tavola italiana che, nel 2025, segna vendite all’estero per 973 milioni di euro. A dirlo è Ismea, all’evento “Regina di Puglia” a Noicàttaro. Il risultato delle vendite all’estero si deve alla continuità produttiva dei due poli principali: Puglia e Sicilia. A guidare la crescita, le varietà senza semi, sempre più diffuse e ricercate: per l’analista Ismea Mario Schiano Lo Moriello, “questa affezione è molto evidente soprattutto nelle famiglie italiane con ragazzi sotto i 16 anni e nelle regioni del Nord”. | |
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| | Bianco, nero, marzuolo, scorzone, uncinato, da Alba alle Crete Senesi, da Acqualagna all’Umbria, agli altri territori vocati in Italia, il tartufo non è solo il prodotto più pregiato della terra, la cui “Cerca e cavatura” sono Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco, ma è anche un motore di sviluppo per piccoli borghi e aree interne. Sui cui punta il protocollo, firmato nei giorni scorsi a Roma, tra Ministero dell’Agricoltura e Città del Tartufo. Tra gli impegni delle Città del Tartufo ci sono la promozione delle aree vocate alla produzione spontanea, la creazione di itinerari dedicati e l’organizzazione di iniziative come mostre-mercato e fiere. Il Ministero lavorerà, invece, per rafforzare la valorizzazione del prodotto e dei luoghi di origine, sostenendo azioni capaci di contrastare lo spopolamento rurale, favorire la tutela delle aree interne e non solo. | |
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| | | La dieta mediterranea attraversa, oggi, una fase di grande trasformazione: dai cambiamenti nelle abitudini alimentari alle nuove sensibilità salutistiche fino all’allontanamento dei giovani dal vino e dalla tradizione. Per fare il punto sul tema, a WineNews, ci sono Licia Iacoviello, Professore Ordinario Lum "Giuseppe Degennaro" e direttrice Dipartimento Ircss Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed, Fabiola Sfodera, docente Sapienza Università di Roma ed esperta di marketing, e Fulvio Orsini, medico biochimico e professore emerito di chimica biologica all’Università di Padova. | |
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